April, April – der macht, was er will

Aprile fa quel che vuole, si dice qui. Tempo mutevole, incerto e nemico di qualunque pianificazione. Bisogna sempre avere un ombrellino con sé e non fare lo sbaglio che ho commesso io venerdì, che nel prepararmi di corsa avevo colto fuggevolmente solo lo splendore del sole e non avevo visto, come ho fatto quando ormai stava arrivando il bus, che a nord si preparava un carico di nuvolone grigie. Ho comprato un ombrellino da Schlecker, sperando biecamente che i loro prezzi fossero particolarmente favorevoli visto che stanno fallendo, ma l’avvoltoio in me è rimasto frustrato, costava nella norma. (Schlecker è una catena di prodotti per la casa e l’igiene, come DM o Müller, ma mentre questi due fioriscono in competizione, Schlecker sta facendo bancarotta. Ho letto che tra i motivi della crisi si parlava della bruttezza degli ambienti, cosa effettivamente vera, ma allora come resistono orrori come Penny e Aldi?)

Non aggiorno il blog da un mese, prima perché il mio corpo ha deciso che era ora di farsi sentire in modo pesante, tanto da indurmi finalmente a trovare un medico crucco e a farmi krankschreiben, a farmi “scrivere malata”. Mi sono beccata un antibiotico a largo spettro che mi ha salvata dalla febbre a 39 che veniva a visitarmi ogni pomeriggio. Medico: “E’ stata ai Tropici ultimamente?” Io, nel mio anemico pallore: “Seee, magari.”

E poi le agognate vacanze, perché ormai le frustrazioni del lavoro unite ai fastidi della WG, anche grazie a una simpaticissima discussione con Paranoja che si è accanita contro di me mentre ero malata – sia lode alla sua sensibilità ippocratea degna di un boia medievale – , mi avevano ridotto a un fascio di nervi. Ma le vacanze non sono state rigeneranti quanto speravo, soprattutto a causa del meteo balordo, tale da causarmi un’altra infezione e un altro giro di antibiotici.

Ho letto poco e quel che ho letto mi è svanito dalla mente. (So di aver letto un romanzo della Mazzantini, ma non ricordo più nemmeno il titolo!!!) Non ho fatto quasi nulla. Non ho lavorato, non ho studiato, non sono andata da nessuna parte (errore fatale). Ho cercato di sbrigare le incombenze burocratiche che si accumulano mentre sono via e ho dannato per l’ennesima volta la decisione di venire via, stando sia di qua che di là, con il 730, il condominio, i problemi da risolvere in Italia tutti stipati in pochi giorni, senza tenere conto che la burocrazia italiana ha i suoi tempi che non collimano esattamente con le mie ferie. Bisogna decidersi, stare qui o stare lì, questo anfibio fastidioso crea solo il doppio degli affanni.

Ma ieri, chiacchierando con Hitlera, ho smollato la bomba: a fine luglio me ne vado. Non è stata particolarmente felice, perché ha subito intravisto le fatiche della nuova scelta. E’ che lei non sa che Paranoja complicherà le cose all’ennesima potenza. Non sa che Para gioirà per la mia uscita di scena e spererà che continuando con l’atteggiamento che sta tenendo ora – fatica a salutare, scappa appena si entra in una stanza, in casa fa il minimo possibile lasciando a noi due tutto quanto “dimentica” di fare, è sempre immusonita – farà scappare anche Hitlera che però si chiama Hitlera non a caso e non ha la minima intenzione di lasciarsi spostare di un millimetro dalla bislacca medica depressa. Hitlera vuole anche indire prossimamente un tavolo a tre per discutere di spese e di compiti, l’idea già mi riempie di smisurato entusiasmo.

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