Ritorni da vamp

Novembre è iniziato, con un certo numero di buoni propositi da parte mia. Tra questi, riprendere a bloggare, con giudizio ma anche regolarmente. Capito, o voi che non lo seguite? Come darvi torto, d’altronde.

I motivi della pausa sono molteplici, non da ultimo mi sono lasciata vampirizzare da Facebook che sta al blog come la televisione al libro: una forma di pigrizia intellettuale. A proposito di vampirizzare, eccolo qua, cadeau dello Zingarelli, parole del giorno del 31 ottobre. Fortunatamente ci siamo lasciati alle spalle gli scimmiottamenti halloweeniani.

vampiriẓẓàre // [da vampiro ☼ 1986] v. tr.
1 Dissanguare, esaurire (spec. fig.).
2 (fig.) Monopolizzare l’attenzione dello spettatore di uno spot pubblicitario, distogliendola dal prodotto reclamizzato | (fig.) Far proprio, fagocitare: vampirizzare i concetti di una cultura diversa; SIN. Incorporare.

Da notare che il verbo è relativamente giovane. Invece, indovina indovinello, da dove viene la parola vampiro, attestata dal 1749? Dal serbo è passatao al tedesco e a noi è arrivata per tramite del francese.

vampìro // [fr. vampire, dal ted. Vampir, a sua volta dal serbo vampir ☼ 1749]
A s. m. (f. -a, raro -essa)
1 Nelle credenze popolari, spettro che abbandona di notte la tomba e assale i viventi, per succhiarne il sangue.
2 (zool.) Genere di Chirotteri che si nutrono di insetti e frutta oppure che provocano leggere ferite ad altri animali e ne lambiscono il sangue.
3 (fig.) Dissanguatore, strozzino, sfruttatore. 4 (scherz.) Donna vampiro, vamp.
B agg. ● (fig.) Vampiresco: sguardo vampiro; fisco vampiro.

Se cerco nell’etimologico del Duden, non trovo Vampir, ma Vamp, donna seducente, sensuale e spesso fredda calcolatrice. Non avevo mai collegato la gelida arrapatrice al vampiro, eppure il collegamento è lampante.

Vamp: Die Bezeichnung für eine verführerische, erotisch anziehende, oft kühl berechnende Frau (besonders als Typ des amerikanischen Films) wurde im 20. Jh. aus gleichbed. engl.-amerik. vamp entlehnt. Dies ist eine Kürzung aus engl. vampire Vampir, das – wie unser Vampir (18. Jh.) – aus serbokroat. vampir Verstorbener, der nachts aus dem Grab steigt, um Lebenden Blut auszusaugen stammt.

Niscemi, USA?

Dal Corriere del 16 maggio 2008, ecco il coroner:

co|ro|ner
s.m.inv.
ES ingl. in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, pubblico ufficiale che indaga sui decessi ritenuti sospetti e dovuti a cause violente (dal De Mauro online)

La Britannica scrive:

coroner

a public official whose principal duty in modern times is to inquire, with the help of a jury, into any death that appears to be unnatural.

The office originated in England and was first referred to as custos placitorum (Latin: “keeper of the pleas”) in the Articles of Eyre of 1194, although there is some evidence that it may have existed earlier. The name was originally “crowner,” or “coronator,” derived from the Latin corona, meaning “crown.” The coroner, elected by the freeholders of the county, was charged with safeguarding the king’s property and served as a check on the powerful office of the sheriff in the royal interest.

Legislation in the 19th century eliminated the vestiges of the coroner’s early powers, many of which were already obsolete. The Coroners Amendment Act of 1926 further limited his duties to conducting an inquest into deaths occurring within his district by violent or unnatural means or from some unknown cause, or into the death of a person in prison or under circumstances that require an inquest in accord with other legislation. The act also set up the qualifications for holding the office, requiring that a coroner be a barrister, solicitor, or legally qualified medical practitioner. In practice, persons possessing both legal and medical qualifications have been appointed.

In Canada all coroners are appointed by a provincial order in council, signed by the lieutenant governor. As a judge of a court of record, the coroner is not liable in civil action for anything done by him in his judicial capacity if he acts indiscreetly or erroneously.

In the United States the office is usually elective, but in some states it may be appointive. About half the states have a coroner’s system; in some of the others the sheriff or the justice of the peace performs his functions, while in still others the coroner’s office has been replaced by a medical examiner. Roughly one-third of U.S. states use both the coroner and medical-examiner systems. In a few states the coroner’s staff is composed of persons skilled in pathology, toxicology, and chemistry.

In some U.S. states coroners must be pathologists, but in others a layman may be authorized as coroner, with the power to employ a physician to conduct the autopsy. In most states the coroner has the power to issue a warrant for the arrest of persons who may have caused the death of another by criminal means and possesses all the powers of a magistrate to hear testimony.

Fonte: Fonte: “coroner.” Encyclopædia Britannica. 2008. Encyclopædia Britannica Online. 18 May. 2008 <http://www.britannica.com/EBchecked/topic/138338/coroner>.

Das ist ja Killer!

Altra espressione di ammirazione (lo dice la modella piatta quando vede il seno della modella bambola rifatta).

Frugando ho trovato tutto un “thread” sugli anglicismi in tedesco (DE), dove appunto si definisce “killer = das tollste“.

Ma anche un bel glossario di slang droga (DE): qui un Killer è “Zigarette mit hochwertigem Marihuana“, sigarette con marjuana di alta qualità.

E avendo la pazienza di spigolare in un forum, molte espressioni giovanili in tedesco (DE): Wörterbuch der Jugendsprache 2006, dove per esempio si dice che la pecora viene anche chiamata “maiale con il pullover” (Pulloverschwein: Schaf). Povere pecore.

Imperat in toto regina pecunia mundo, e molte altre cose

Il sito di questo docente universitario dell’università di Marburg è pieno di cose interessanti, per esempio una raccolta di denominazioni, proverbi e modi di dire sul denaro (Geld regiert die Welt, Sebastian FRANCK, Sprichwörter, 1541; => Imperat in toto regina pecunia mundo, Wahlspruch des Herzogs Friedr. v. Sachsen, gest. 1691) oppure una raccolta di idiomi DE-IT oppure una lista di americanismi e anglismi nel tedesco (Sex, Crime und Action: Amerikanismen und Anglizismen im Deutschen)

Ancora anglismi, quelli in tuta mimetica nella boscaglia italiana

[…] parole che abbiamo da tempo preso dall’inglese: ciclostile, draga, drenare, fluorescente, multinazionale, contattare, extraterrestre, viadotto. Sono del tutto mimetizzate, e perciò poco fastidiose, come ad esempio «moviola», con la sua aria di famiglia, anche se in realtà dipende da movie «cinema». E pensiamo al gran numero di «prestiti semantici», che si sono metabolizzati più facilmente di quelle forme affacciatesi nel loro aspetto straniero nudo e crudo. Hanno aggiunto, semplicemente, un nuovo significato a quello che in italiano già avevano. Si copia un modello con materiali lessicali indigeni.

Vedi per esempio l’italiano attrazione «spettacolo» (inglese attraction), o anticipazione, nel senso di notizia in anteprima, o contenitore, programma televisivo (da container). Hanno avuto dunque maggiore possibilità di attecchire nel linguaggio comune, e di non disturbare i puristi, prestiti semantici tipo depressione (americano: depression, Anni 1929-32), e nel significato statistico dell’inglese occurrence, to occur, l’italiano «occorrenza» anziché «ricorrenza».

Moltissimi i calchi di traduzione, quasi irriconoscibili come forestieri. Ne elenco qualcuno, tra i più comuni: alta fedeltà (high fidelity), aria condizionata (air-conditioned), assistente di volo (flight assistant), carta carbone (carbon paper), conferenza stampa (press conference), disco volante (flying saucer), effetto serra (greenhouse effect), forno a microonde (microwave oven), fuga dei cervelli (brain drain), fumo passivo (passive smoking), fuorilegge (outlaw), gratta e vinci (scratch and win), lista d’attesa (waiting list), luna di miele (honeymoon), pagine gialle (yellow pages), penna stilografica (americano: stylographic pen), tavola rotonda (round table), uomo della strada (man in the street).

fonte: Parole in corso di G. L. Beccaria, Tutto Libri de La Stampa in edicola sabato 12/08/06

Come ti ripulisco la lingua dalle scorie straniere

Trovo su Il Giornale un articolo di sicuro interesse (la notizia è ripresa anche dallo Spiegel online – DE):

Ahmadinejad cancella la pizza dal vocabolario
di Massimo M. Veronese

Un po’ di tempo fa ci avevano provato anche da noi. Vocabolario autarchico, senza termini stranieri. Quattromila parole bollate come «barbarismi» furono deportate dal dizionario. Una specie di pulizia etnica dell’italiano corrotto. Così film diventò pellicola, roulotte si trasformò in carovana, chaffeur si cambiò in autista. Persino l’Inter si milanesizzò in Ambrosiana e il Milan fu corretto in Milano. Era il 1938, anno XVI dell’Era fascista. Quasi settant’anni fa.

Ma un grande futuro alle proprie spalle adesso ce l’ha anche il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad che ci ha restituito un altro pezzo di passato cancellando, come se il tempo si fosse fermato, tutte le parole straniere, peggio, molto peggio se inglesi, dal vocabolario persiano. Ha infatti ordinato alle agenzie governative, ai quotidiani e a tutti gli organismi della cultura iraniana di tradurre in lingua farsi qualsiasi parola straniera diventata di uso comune. Lo giura sul Corano un portavoce dell’Accademia della lingua e della letteratura farsi, precisando che Ahmadinejad ha disposto che le parole proibite vengano rimpiazzate con termini, come dire, equipollenti. A sorvegliare che non si sfugga alle nuove regole ci sarà pure una specie di polizia sulla parola il Farhangestan Zaban e Farsi, organismo di controllo per il linguaggio. Tra le parole bandite attenzione, perchè c’è pure la nostra italianissima pizza, appena sopravvissuta all’ostracismo tedesco degli ultimi mondiali. Se dovesse capitarvi di entrare in qualche ristorante di Teheran non vi sbagliate: o ordinate un «pagnotta estensibile» ai quattro formaggi o un «pane elastico» alla diavola, specialità al salamino piccante ancora non convertita in «Grande Satana». Se la volete ai wurstel vuol dire che ve le state andando a cercare.

Ma la pizza non è l’unica vittima: sono già più di 2mila le parole che devono essere espulse dal paese. La chat diverrà una «breve conversazione», una cabin sarà rinominata «piccola stanza», «l’elicottero» sarà trasformato in «ali rotanti», un po’ alla Ufo Robot.

Tutti termini che finiranno nelle nuove edizioni dei libri scolastici e che, in una società come quella iraniana che usa quotidianamente il francese e l’inglese, saranno seppelliti da una risata. Il quotidiano Hambestegi dice che da anni il governo è impegnato «ad educare la popolazione a parlare in maniera corretta». Certo se uno ordina «pane elastico gorgo e cipolla» mica si può lamentare poi se parla come mangia…

Robe-manteau

La moda si è spostata a Parigi. Pare che gli stilisti civettino con i venti di intolleranza, tipo Viktor& Rolf che coprono il viso delle modelle con una retina pseudoclaustrale.

Il giapponese Jun Takahashi ha fatto sfilare delle poverette in abiti-armatura lugubri e “robe manteau stretti da bandage”.

Su robe-manteau leggo:


fr. da “robe”, vestito e “manteau”, cappotto.
Vestito femminile simile a un cappottino, spesso abbottonato sul davanti, da indossare direttamente sulla pelle. Realizzato in tessuto di medio peso è adatto alle mezze stagioni. Non mancano però anche le versioni da sera. Caratteristico delle collezioni francesi, appare a cavallo fra le due guerre: 1915/1945.

Frugando in giro, ne ho visti di splendidi, tipo questo.

To push or not to push

I forestierismi sono il mio attuale pallino, soprattutto gli anglicismi (dovrei scriverci un lavoro per l’università kakanika, ma per ora sono immersa nella creazione di test d’ingresso d’italiano, procrastino allegramente). Non che io sia una purista alla francese, anche se castigo ridendo mores di certi giornalisti un po’ troppo esterofili; mi diverte osservare la spugnosità delle lingue.

Ieri leggevo Affari e finanza de La Repubblica e ho trovato un articolo in cui si dice:

Nel ’91 il padre la reclama in azienda: c’è anche un figlio maschio, ma il ruolo dell’erede tocca a Laura Iris, è lei il caterpillar di famiglia.

caterpillar®: ES ingl. autoveicolo cingolato spec. impiegato per lavori stradali o edili | fig., persona irruente, molto determinata, di modi sbrigativi e duri (De Mauro)

Pensa che nel dizionario di forestierismi di una quindicina di anni fa caterpillar aveva soltanto l’accezione meccanica di cingolato. Mi sono chiesta cosa ci potrebbe stare e la prima idea è stata: bulldozer. Eh no! Meglio lasciar stare.

[cfr. bulldozer: ES ingl. 1 trattore cingolato munito di una grossa lama sul davanti, usato per spianare terreni, rimuovere ostacoli, macerie e sim. 2 fig., persona irruente, molto determinata, di modi sbrigativi e rudi: sul lavoro è un vero bulldozer. Anche questo nel Carpitano-Càsole reca la prima accezione]

Un anglicismo che invece mi è parso piuttosto gratuito di primo acchito, in un articolo sulla riscossa dei negozietti contro la grande distribuzione (in cui, tra l’altro, si asserisce che l’Esselunga milanese di via Piave sia la migliore, mentre io trovo superiore quella di Suzzani, sebbene il quartiere non sia esattamente Porta Venezia):

Milena ha clienti molto fedeli che entrano sovente nel suo negozio con le borse della Esselunga, un rapporto personale, non pushing ma di vera consulente per i suoi clienti e il negozio in certi momenti appare più simile a una piccola comunità che a un posto dove si compera il pane.

Poi mi è venuta in mente la strategia push di marketing, e ho capito: come nobilitare gli aggettivi “seccante, molesto, fastidioso” (cfr. voce push in glossario di marketing), tipo la vendiscarpe al villaggio mio, che entravi volendo un paio di sandali alla francescana e lei, pur non avendoli, sbaraccava tutto il negozio e il magazzino cicalando ad alta voce, esibendo una miriade di calzature, dal sandalo da sera al doposci, finché finivi per uscire barcollante e confusa. Senza aver comprato niente.

Per finire in sfarzo e splendore, un articolo della Marzotto, et voilà, che parla delle meraviglie in voga a Parigi:

Fino a dieci anni fa, era malfamato [l’area che sta attorno a Canal St. Martin, nel decimo arrondissement, in caso a qualcuno venga l’uzzolo di trasferirvisi], ora è la patria prediletta da una giovane generazione di “bobo“, i famosi bourgeoisbohémien: giovani coppie dall’aria “cool” con figli, aspetto trasandato ma con gusto e lavoro creativo nell’arte, nella moda, nel design o nella cultura.

It-bag

E che dire della “It-bag”, leggi: la borsa del momento, quella per cui bisogna mettersi in lista d’attesa, spendere cifre che gridano allo scandalo e una savonaroliana fustigazione dei costumi? Traducente?

It-bag (en) = it-bag (it)

Accessori: mai come quest’anno gli accessori, tantissimi, sono essenziali per realizzare l’outfit.  Non basta un completo azzeccato, deve rigorosamente essere arricchito dalle scarpe giuste, dalla cintura in tinta, dai gioielli o bijoux di moda e preferibilmente dalla ‘it-bag’ (la borsa più di moda) del momento! (da Margherita.net, pagina non più visualizzabile)

I forestierismi nel tempo

È possibile leggere un dizionario come se fosse un romanzo o un saggio o Topolino? Certo, ed è un sintomo di autentica lessicomania.

È quel che vo facendo con G.S. Carpitano – G. Càsole, Dizionario delle parole straniere in uso nella lingua italiana, Mondadori, Milano 1989.

Diciassette anni in una lingua sono un lasso di tempo davvero lungo e di questa distanza ci sono diverse tracce. Per esempio, trovo un numero di francesismi superiore a quelli usati attualmente nella stampa, almeno a mio orecchio. Chi usa più espressioni come cochon, gagne-pain o pis-aller?

Cochon: porco, maiale, suino. Triviale. “Condannato il fotografo cochon” (La Stampa), “Hanno sequestrato tutto l’equipaggiamento del teatrino cochon” (L’Espresso)
Gagne-pain: mezzo di sostentamento. “Articoli firmati da scrittori e giornalisti illustri, fatalmente redatti con l’animo di chi svolge un compito a titolo di mero gagne pain” (Nello Ajello)
Pis-aller: ripiego. “La letteratura non è un pis aller, non è il surrogato di un’esperienza mancata” (Gianfranco Contini) [la frase andrebbe meditata]

Anche i derelitti germanismi mi sembrano superiori all’uso attuale. Se cerco Quersprung (che qui è definito come: sport., arresto dello sciatore che curva bruscamente, compiendo un piccolo salto, sulla festra) in Google (scegliendo la lingua italiana), trovo un’unica occorrenza: nella Treccani.

Quersprung: s. m., ted. [comp. di quer “trasversale” e Sprung “salto, balzo”; propr. “scatto di traverso”] (pl. Quersprünge): Nello sci, l’arresto o anche la curva eseguiti girando di scatto il corpo verso destra e sollevando gli sci dalla neve con un piccolo salto.

È anche vero che il modo di sciare è cambiato dopo l’introduzione degli sci sciancrati (ah, termine così elegante!), mi dicono. Bisognerebbe chiedere a Rocca.

Alcuni anglicismi sembrano aver fatto il loro tempo, p. es. doomwriter:

doomwriter [comp. di doom “rovina, distruzione” e writer “scrittore”] scrittore di catastrofi, con rif. a scrittori e giornalisti che nei loro scritti fanno previsioni catastrofiche.

E sì che di questi tempi ai doomwriters non mancherebbe l’ispirazione…