In der Türkei!

“In Turchia” – che diamine di titolo è?

Biondosvampito di 2B non è ancora tornato dalle vacanze, perché? chiedo io, sollecita insegnante, avendo già notato tre giorni di assenza, è forse malato? Voci si alzano: in crociera, in Turchia. In der Türkei, sorride Egomaniaco dal primo banco, dove l’ho relegato io, in evidente solitudine,  per curargli il mal di chiacchiera.

Bravo! Ti do un +, proprio bravo. Vedo qualche sopracciglio alzarsi, Faccettadibronzo pensa di poter cogliere la palla al balzo e ripete: In der Türkei (io mi beo, eccezione colta, dativo corretto, aaaahhhh). Troppo facile, dico spegnendogli la baldanza, ma voi non ci credete, un bel + glielo do davvero. Apro solennemente il mio quadernone dei voti e appunto.

Ragazzi, questa è una lezione da cui sono uscita con una nuova medaglia appuntata al petto: quando  l’allievo, bizzoso preadolescente  di impegno moderato, commenta naturalmente un fatterello extrascolastico in lingua, usando con spontaneità quanto è stato oggetto di addestramenti continui e tutt’altro che spontanei, quella è una giornata di vittoria.

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Il buono Stalin

Non suona?

Nemmeno a me, se proprio devo dirla tutta. Però è da quando stamane ho visto il titolo di questo libro che mi frulla il dubbio in testa. Ci vorrebbe la “o”, visto che st- è un nesso che la richiede? Ci vuole, o forse no? O forse sta sparendo la regola? In tempi di apertura totale e mancanza di pudore, ti pare che possa esistere ancora l’esse impura! Per esempio, qualche mese fa ho letto questo, stesso fior di casa editrice, e c’era proprio qualcosa come “buon scrittore” o roba del genere.

Se apro lo splendido Dardano-Trifone, sotto TRONCAMENTO (sezione: Fonetica sintattica):

Il troncamento è la caduta della parte finale di una parola.
A differenza dell’elisione, che si può avere soltanto quando la parola successiva comincia per vocale, il troncamento si può avere anche quando la parola che segue comincia per consonante, purché non si tratti di s preconsonantica (s impura), z, gn, x, ps: un tavolo, bel posto, MA: uno stivale, bello zaffiro.

Cercando in Google come grande corpus, della lingua scritta e parlata (forse più parlata, data la preminenza di blog), trovo:

buon scrittore: 3920 hits
buono scrittore: 2360 hits

buon studio: 11.000 hits
buono studio: 72.900 hits (qui però c’è da segnalare che molte occorrenze sono date dall’unione della parola buono, inteso come sostantivo, e studio, ossia sovvenzione allo studio o analogo)

Sfruconando nel web trovo il quesito posto a De Rienzo, Scioglilingua, Corriere, e la sua risposta non mi piace per nulla, perché (e non è la prima volta) la trovo sbrigativa e apodittica:

Buon o buono studio?
Mi sono sempre chiesto la forma più corretta per augurare un sereno studio. Si dice “Buon studio” o “Buono studio”? […]
Salvo Ruscica

“Buon studio” e “buono studio” sono tutte due forme ammesse dalla grammatica.

Due parole di spiega non avrebbero guastato.

Non mi resta che mandare una e-mailina a Beccaria. Egli lo sa senza fallo. Spiegarlo, però, sembra essere un altro paio di maniche.

Christian Dior!

«La Repubblica» offre un largo spazio a foto e pettegolezzi, una particina di notizie serie, e sovente anche segnalazioni in materia linguistica (uno dei motivi per cui ancora la seguo, oltre la pigrizia del segnalibro). Oggi torna in scena il linguaggio giovanile, con un

dizionario dimostra che le parole dei giovani sono vecchie, anzi vecchissime. Le usavano i nonni, e le usano oggi i ventenni, più o meno tali e quali. Il libretto – tratto dai romanzi e gli articoli di costume di Renzo Barbieri, milanese, nato nel Trenta – si chiama ‘I ragazzi di via Monte Napoleone’, ed è edito dalla Franco Angeli (22 euro): dentro ci sono 1000 parole e centinaia di modi di dire piuttosto spassosi che sono passati dal gergo dei ventenni che avevano la ‘banana in testa’ e la ‘Vespa’ a quelli che hanno oggi la ‘bandana in testa’ e il ‘Vespone’.

Una specie di confronto cronologico, da cui risulta:

termini ed espressioni che non sono nuovi come si tende a credere, bensì nati negli anni ’50:
– paccare
– pomiciare
– pace per dire basta,
– fighetta per dire ragazza o ragazza alla moda,
– abbacchiato per dire mogio,
– rendere l’idea per farsi capire,
– palla per bugia ma anche per noia,
– tranquillo per tutto ciò che non è mondano
– da morire, aggiunto a bello, caldo, tosto, stronzo, tremendo
– i superlativi dei sostantivi e degli aggettivi: gli “-issimi” cominciarono prima i media con ‘Canzonissima’, ‘Poltronissima’, ‘Finalissima’, e poi proseguirono i ragazzi attaccando la desinenza a tutto quanto piacesse ‘da morire’: risatissima, salutissimi, primissima, bambolinissima. Altri ‘issimi’ sono diventati cosa diversa, una forma non graduata e perentoria: ad esempio “Sono fidanzatissimo”, “mi sento arrivatissimo”.

termini nuovi allora e comuni oggi:
– juke box
– zumata
– video
– blue jeans
– mocassino
– accendino
– barca (per panfilo)
– brodo (per benzina)
– fusto (per aitante)
– gettonare (per telefonare)
– bidone
– cotta
– vecchia (per madre)
– taccare
– sgamare (‘Sgamare’ ad esempio, in questo camminare per quartieri e aperitivi, si è trasformato via via: prima significava solo lavorare, poi scappare, poi essere navigati, e infine, oggi, farsi scoprire)

termini (e anche “realia”) scomparsi:
– gli avverbi in ‘mente’ (eccettuato “assolutamente”)
– gli accrescitivi in -one: “Che fracassone, che brutalone, che gelatone, che serata odiosona, fanno tanto vecchia zia”
– zigzag per fulmine
– andaluso per esotico
– ho in laccio un gorilla per ho sedotto un ragazzo
– da rospi
– da sprint
– da ottomani
– da piovre
– Christian Dior come imprecazione
– andare a Coca-Cola
– carburare per essere in forma
– H per atomico
– maggiorata per bella donna
– minorato per sciocco
– passo e chiudo per salutarsi
– non ci sono più le cose, come bikini, oggi c’è il tanga, o la biro che esiste ma senza importanza, il camping, che è diventato campeggio, il giradischi, sostituito dall’Mp3, la Giulietta, sostituita dalla Twingo.

Fonte: La Repubblica del 22.9.’06

NB Nell’articolo si riporta, a mo’ di esempio di frase ormai incomprensibile: “Quando è scoppiato il zigzag la zia Berenice è svenuta e sono successe scene da panico andaluso”. Ma Christian Dior, il zigzag?? Cioè negli anni ’50 non valeva nemmeno l’articolo determinativo “lo” davanti a termini che iniziano per “z”? Be’, in fondo era giovanilese…

La grammatica rapita

Mentre l’Italietta si concentra sul calcio, la Kakania tutta guardona si delizia con l’intervista alla ragazza tenuta segregata in un buio, orrido Verlies (= segreta, carcere sotterraneo, prigione sotterranea) per otto anni. Paese che vai, attrazioni che trovi.

Io la TV non ce l’ho, ma ho ascoltato la diretta via radio e nella squallida “discussione” post-intervista, in cui si mescolano a me ignoti espertoni e i teneri pareri dell’uomo della strada, molto mi ha colpito una notazione linguistica fatta sul linguaggio della ragazza, che, tenuta lontana da coetanei e dai media dai 10 ai 18 anni, avrebbe conservato una correttezza e un’eleganza inusuali per la sua età.

Commosso, un qualche esperto la cui voce rivelava una non più tenera età, notava di averle chiesto “Hat deine Mutter früher Kuchen gebacken?“,  prima tua madre faceva (il verbo è backen, cuocere nel forno; il tempo è il Perfekt, passato prossimo, inflazionatissimo in Kakania) dolci?, al che lei ha risposto, per benino: “Ja, sie buk Kuchen ab und zu, sì, ne faceva ogni tanto, usando un correttissimo “buk“, il Präteritum del verbo originariamente forte backen, verbo che oggigiorno normalmente viene usato nella coniugazione debole.

Ah, i bei tempi andati, quando anche io ho imparato la coniugazione forte (backen – buk – gebacken) con nota a margine: anche coniugazione debole.

Se la vita è una preposizione

Troppo spesso ho l’impressione che la mia vita sia come le preposizioni di una lingua straniera: per una volta che ci azzecchi, ne sbagli una dozzina. Ne consegue un diuturno senso di insicurezza, timore e confusione.

[In banca, nella banca, alla banca, in libreria, al bar, dal fioraio: e quando uso cosa?, chiedono disperati a lezione. Dico con (recitata) olimpica serenità che Practice makes perfect, che facciano esercizi, esercizi, esercizi. Ma che eserciziari offre la vita? E dove sono le chiavi degli esercizi?]