Sfruconando nel web

Nel Bell’Antonio c’era pure questo verbo, sfruconare:

p. 93 Si alzò, andò allo scrittoio e si mise a sfruconare l’apparecchio del telefono.

SFRUCONARE
BU 1 colloq., gerg., frugare con le dita, un bastoncino o un apposito strumento in un condotto allo scopo di pulirlo o disintasarlo 2 fig., pungolare, tormentare (De Mauro online)

Sfruconando appunto nel web, ho fatto una bella scoperta: il DOP, ovvero il Dizionario italiano multimediale e multilingue d’Ortografia e di Pronunzia, Provvisorio e incompleto, come viene specificato, sul sito della Rai, a cura di (qui).

Ma che meraviglia! Hai un dubbio di pronuncia, cerchi la parola, clicchi e te la ascolti. E poi c’è un’antologia di cinquantatré testi in lingua italiana da ascoltarsi, da Compiuta Donzella a Mario Luzi. Qui per esempio il brano in lode all’alfabeto, questi bei “venti caratteruzzi sulla carta”, di Galileo.

PS Il DOP è assai utile quando si conoscono delle book words:

Book word = a word learned solely or principally from reading and often understood without knowledge of its customary pronunciation (dalla newsletter del Merriam-Webster di maggio)

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Piccoli soli

Poniamo che ci sia un sole accecante, caso quanto mai lontano dalla realtà della Maria-Luigianesca città negli ultimi giorni. Per riuscire a vedere, dovete in qualche modo attenuare la luce, e come lo dite? Schermirsi gli occhi con la mano, ripararsi la vista… Boh.

Ma c’è un’espressione bellissima, quella adatta, quella: fare solecchio!

fare, farsi solecchio:
farsi schermo con la mano all’altezza delle sopracciglia per riparare gli occhi da una luce forte o abbagliante • sec. XIV (Sabatini-Coletti online)
(lett.) ripararsi gli occhi dalla luce abbagliante del sole, portano la mano aperta o leggermente incurvata all’altezza delle sopracciglia • lat. volg. soliculum, diminutivo di sol solis (Devoto-Oli cartaceo)

Non è deliziosa? A frugare in rete l’ho trovata pure in un Florilegio e dizionario dantesco, pubblicato nel 1855 a cura di Massimo Granata, digitalizzato dal gentile signor Gugl:

FARE IL SOLECCHIO — fare ombrello ; la voce solecchio o solicchio è anticata= E fecimi ‘1 solecchio — Che del soverchio visibile lima=: intendi : delle mani agli occhi feci come parasole, che scema il soverchio della luce. 14.

Ma se l’ho imparata è perché l’ho trovata qui:

Fuori della chiesa, un cielo di platino abbagliava la strada piena di gente che, facendo solecchio, s’indicava gli sposi, ritti sul primo gradino del rialto. (p.76)

Ovvero in una delle letture del maggio che volge al termine, Il bell’Antonio di Vitaliano Brancati, uscito nel 1949: storia triste ed emblematica di un’impotenza anche storica, con dialoghi vivissimi, soprattutto per bocca del genitore di Antonio, quel don Alfio tanto simpatico al lettore quanto inconsapevolmente gretto e miope come padre.

Com’è naturale, c’è tutto un giro sinonimico per la parte anatomica dolorosamente centrale nel romanzo, con annessi e connessi:

p. 80 «Povera cugina mia Barbara» esclamò fra i denti Edoardo Lentini, «che non può mai vedersi la luce, con questo canterano sempre sullo stomaco!»

p. 135 Mio figlio ha un cavicchio che fa pertugi nella pietra!

cavicchio
1 piolo di legno fissato a una parete per appendervi qcs.
2 piolo di una scala portatile
3 TS agr., legno appuntito per fare buchi nel terreno allo scopo di piantare o seminare

p. 155 Non so se volesse alludere al fatto ch’io avevo lo sguardo di certi ingravidafinestroni siciliani dei quali aveva parlato la sera avanti…

Etc etc.

Sarà opinabile come lo sono molti altri, ma tra i miei criteri di giudizio nella lettura, ce n’è anche uno lessicale. Esempio: leggo un romanzo uscito di recente che narra del contrastato amore tra la conduttrice di un programma radiofonico e uno scrittore bello e dannato (non proprio Baudelaire, ma via) e tra le varie cose, alla fine mi viene da dire “Che tristezza, non c’era una singola parola da cercare nel dizionario”. Equivale a dire: ha il livello dei racconti di riviste femminili, tipo Intimità (esiste ancora?) o Donna moderna. Non è scritto male, è semplicemente… un gran scivolare via.

Uno dei migliori modi di rifarsi è leggere qualcosa di non così recente, tipo un classico moderno italiano come quello di Brancati.

Ancora anglismi, quelli in tuta mimetica nella boscaglia italiana

[…] parole che abbiamo da tempo preso dall’inglese: ciclostile, draga, drenare, fluorescente, multinazionale, contattare, extraterrestre, viadotto. Sono del tutto mimetizzate, e perciò poco fastidiose, come ad esempio «moviola», con la sua aria di famiglia, anche se in realtà dipende da movie «cinema». E pensiamo al gran numero di «prestiti semantici», che si sono metabolizzati più facilmente di quelle forme affacciatesi nel loro aspetto straniero nudo e crudo. Hanno aggiunto, semplicemente, un nuovo significato a quello che in italiano già avevano. Si copia un modello con materiali lessicali indigeni.

Vedi per esempio l’italiano attrazione «spettacolo» (inglese attraction), o anticipazione, nel senso di notizia in anteprima, o contenitore, programma televisivo (da container). Hanno avuto dunque maggiore possibilità di attecchire nel linguaggio comune, e di non disturbare i puristi, prestiti semantici tipo depressione (americano: depression, Anni 1929-32), e nel significato statistico dell’inglese occurrence, to occur, l’italiano «occorrenza» anziché «ricorrenza».

Moltissimi i calchi di traduzione, quasi irriconoscibili come forestieri. Ne elenco qualcuno, tra i più comuni: alta fedeltà (high fidelity), aria condizionata (air-conditioned), assistente di volo (flight assistant), carta carbone (carbon paper), conferenza stampa (press conference), disco volante (flying saucer), effetto serra (greenhouse effect), forno a microonde (microwave oven), fuga dei cervelli (brain drain), fumo passivo (passive smoking), fuorilegge (outlaw), gratta e vinci (scratch and win), lista d’attesa (waiting list), luna di miele (honeymoon), pagine gialle (yellow pages), penna stilografica (americano: stylographic pen), tavola rotonda (round table), uomo della strada (man in the street).

fonte: Parole in corso di G. L. Beccaria, Tutto Libri de La Stampa in edicola sabato 12/08/06

Le parole degli anni ’90

Sembrano già così lontani, gli anni ’90.

Mentre riordinavo materiale autentico da didattizzare (leggi: cartaccia raccolta in antichi momenti di ispirazione che dovrò man man buttare senza aver mai usato al 90%), ho trovato un articoletto del 19.11.1997, tratto da Donna moderna, una rivista anche troppo sofisticata per gli studenti di allora, sedicenni selvaggi di un istituto tecnico austriaco. Mi piace e me lo copio, per nostalgia e lessicomania:

Gli anni Novanta in una parola (di Francesca Magni)

[…] Abbiamo proposto a un noto linguista, Tullio De Mauro [di scrivere] in pochissime parole la storia dell’Italia anni Novanta. “Non è facile prevedere quali vocaboli, tra 50 anni, ci sembreranno significativi di questo decennio” dice l’esperto. “Ai nostri pronipoti il compito di giudicare se abbiamo scelto bene”.

1990: ZAPPING
Nato con il proliferare della pubblicità, che interrompe i programmi come un fastidioso insetto, nel ’90 lo zapping è diventato verbo: zappingare. Ovvero cambiare furiosamente canale per schiacciare gli spot come mosche. L’americano “to zap” da cui deriva significa proprio annientare con uno spruzzo di insetticida.

1991: TOP MODEL
Mentre Tangentopoli smaschera i politici corrotti, la moda magnifica le forme statuarie delle top model, da Claudia Schiffer a Naomi Campbell. Mai così venerate prima d’ora.

1992: CLICCARE
Navigare in Internet? Basta cliccare (schiacciare un tasto del mouse, la scatoletta con cui si guida il computer) per trovarsi in un modo in cui tutti possono comunicare con tutti. Il futuro è cominciato.

1993: GIURASSICO
Revival preistorico: i dinosauri del film Jurassic Park diventano una moda, una marea di gadget e un nuovo linguaggio. Ciò che ha fatto il suo tempo è giurassico. Come la jurassic school contro cui manifestano in piazza gli studenti.

1994: PAR CONDICIO
Silvio Berlusconi scende in campo. La gara politica è accesa e servono nuove regole. Nasce la par condicio, una parola antico (è latina) per elezioni più moderne: in tv e sui giornali tutti i politici devono avere lo stesso spazio.

1995: PULP
Gli inglesi chiamano pulp fiction i romanzi di scarso valore. L’espressione è diventata famosa grazie al regista Quentin Tarantino, che l’ha usata come titolo di un suo film. E così ha lanciato l’aggettivo pulp, con cui oggi vengono bollati gli scrittori italiani di storie eccessive, con trame da fumetto.

1996: MUCCA PAZZA
Chi mangia la carne di mucche e vitelli che hanno l’encefalite spongiforme bovina rischia di prendersi il terribile morbo: riduce il cervello a una spugna e porta a morte sicura. E’ allarme mucca pazza. Un grido di terrrore che fa sentire impotenti anche i guru della scienza. Persino quelli che, proprio nel ’96, in Scozia, hanno realizzato un vero miracolo genetico, l’ormai famosissima pecora Dolly.

1997: E-MAIL
Le missive del Duemila volano sui cavi che collegano i computer di tutto il pianeta. E-mail, cioè posta elettronica, è la parola d’ordine di questo anno che sta per finire. Forse anche dei prossimi.

Eh sì, direi che e-mail non è affatto scomparsa. Lo stesso dicasi per zapping, cliccare, top model. Par condicio cercano di eliminarla, ma nei giornali c’è sempre. La mucca pazza ha lasciato posto all’aviaria. Il pulp latita. Il giurassico è tornato a chi di competenza, gli studiosi di preistoria.

Mi piacerebbe pensare a quale sarà stata la parola chiave degli anni seguenti. Tipo: il ’98? e tutti gli anni fino al 2005?

[Posso soltanto provare una tassonomia ad alto grado autobiografico. Per il ’98 per me è stata chat. Il ’99? Vuoto pneumatico. 2000? Idem. 2001? Ground zero. 2002? Implementazione. 2003? Knowledge management. 2004? Interinale. 2005? Troppo vicino, non mi viene in mente nulla…]

Mi spiegai?

Ho letto da poco il mio primo Camilleri: letto non è forse il termine più adeguato. Trangugiato. Eppure, da linguaiola impenitente, non mi sono trattenuta dal controllare tutte le espressioni che non mi erano chiarissime o comunque di cui volevo essere certa, per quanto il contesto potesse essere limpido, e poi mi sono annotata le paroline a matita, con tratto lieve et amoroso. Ho consultato alcuni glossari di camilleresco online:

Il glossario del Salvo Montalbano Site (sic)
Il dizionario del Camilleri-linguaggio in Vigata.org

Colgo la palla al balzo e raduno qualche glossario/dizionario dialetto-italiano:

Il ricchissimo Dialettando.com
Un dizionario italiano-napoletano
Dizionario etimologico veneto-italiano (per campanilismo), purtroppo soltanto fino alla lettera “I”
la raccolta di dizionari online di Dienneti
Un amatoriale glossario di fiorentino

E il sito Dialettiitaliani.com.