I succhi di frutta si fanno con la frutta marcia

In una giornata come oggi, poco differente dalle altre di questa lunga vacanza pasqual-elettiva, per una combinazione di cose mi torna in mente un passo del libro che ho letto qualche giorno fa:

E parliamoci subito chiaro, alfabetizzato, due cose vanno bandite per galleggiare all’inferno laico. Vergogna e morale. Se invece li possiedi, questi due scellerati difetti, allora è meglio che ti organizzi due stanze a Catanzaro o a Selva di Val Gardena. E tiri a campare dentro la truce quotidianità tutta somigliante a se stessa. Se si possiede vergogna e morale, si soccombe come le pere Spadone sotto al sole rovente. Buone per i succhi di frutta”.

“I succhi di frutta si fanno con la frutta marcia, che non lo sai Tonì?” (Roma, 11 novembre 1988, Lello Lepore, alias Percoca, imprenditore agro alimentare di un certo rilievo, a Tonino Paziente, fuori una rinomata pizzeria.)

P. Sorrentino, Hanno tutti ragione, Feltrinelli, Milano 2010, p. 293

Se non Catanzaro o la Val Gardena, vanno benissimo anche le due stanze da queste parti, sempre in culo al mondo siamo. Mentre gli altri avanzano, privi di vergogna e di morale.

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Aggiornamenti

L’editoria scolastica deve essere sempre in corsa.

Quando si arriva a chiedere e dire da dove si proviene e che lingua si parla, nel testo che ho trovato in adozione – recente, è del 2007 – mi trovo a dover aggiungere come si dice Moldavia, Venezuela, Romania e relative lingue.

Moldawien oder Moldau (offiziell Republica Moldova, deutsch Republik Moldau) ist ein Binnenstaat in Osteuropa bzw. Südosteuropa. Hauptstadt: Chişinău. Die offizielle Amtssprache ist Moldauisch. Während die Schriftsprache mit dem Rumänischen fast identisch ist, entspricht die gesprochene Umgangssprache größtenteils dem im östlichen Teil Rumäniens, der Moldau, gesprochenen moldauischen Dialekt. Eine besondere Rolle spielt die russische Sprache, die der interethnischen Kommunikation dient und Handelssprache ist. Zu Sowjetzeiten musste die gesamte Bevölkerung Russisch, die Amtssprache der Sowjetunion, lernen.

Rumänien (rumänisch România) ist eine Republik in Europa, die von der Pannonischen Tiefebene bis zum Schwarzen Meer reicht. Rumänien ist Mitglied der Vereinten Nationen, der NATO und der Europäischen Union. Hauptstadt: Bukarest (rumän. Bucureşti). Amtssprache Rumäniens ist laut Verfassung Rumänisch (limba română), eine der Ostromanischen Sprachen, das von 91 Prozent der Bevölkerung des Landes gesprochen wird.

Venezuela (amtlich Bolivarische Republik Venezuela, spanisch República Bolivariana de Venezuela) ist ein südamerikanischer Staat an der Karibikküste. Hauptstadt: Caracas [kaˈɾakas] (offiziell Santiago de León de Caracas). Artikel 9 der Verfassung von 1999 besagt: „Die Amtssprache ist Kastilisch. Die indigenen Sprachen sind ebenfalls Amtssprachen für die indigenen Völker und müssen im gesamten Territorium der Republik respektiert werden, da sie einen kulturellen Reichtum der Nation und der Menschheit darstellen.“ Die 35 verschiedenen indigenen Gruppen Venezuelas gehören zu den großen Sprachgruppen der Arahuaca (Araguaca), Kariben (karaibische Sprachen), Chibcha und Tupí-Guaraní. Abgeleitete Begriffe: Venezolaner, Venezolanerin, venezolanisch.

Oggi è saltato fuori pure il gaelico – c’è chi scappa da Londra per venire a vivere felicemente nell’italica campagna.

Die irische Sprache (irisch Gaeilge oder Gaolainn, nach der bis 1948 geltenden Orthographie meist Gaedhilge) ist eine der drei goidelischen oder gälischen Sprachen. Zu diesen zählen auch das Schottisch-Gälische und das Manx (eine früher auf der Insel Man gesprochene Sprache). Die goidelischen Sprachen zählen zum inselkeltischen Zweig der keltischen Sprachen. Laut des 8. Verfassungsartikels ist sie „die Hauptamtssprache“ (an phríomhtheanga oifigiúil) der Republik Irland, „da [sie] die nationale Sprache ist“. Auch die Europäische Union führt Irisch seit dem 1. Januar 2007 als eine ihrer 23 Amtssprachen. Im Deutschen wird sie bisweilen, jedoch ungenau, nur als Gälisch bezeichnet.

Fonte: tutto da Wikipedia.de.

Macchi

Il dizionario delle lingue italiana e tedesca Sansoni in due volumi l’ho comprato 15 anni fa circa. Ero giovane, frequentavo l’università e mi venivano spesso delle voglie sfrenate e sceme, tipo comprarmi una giacca tirolese marrone che vedevo ogni giorno in un negozietto di ciarpame di seconda mano poco lontano da Ca’ Foscari. Penso ci sia ancora (il rigattiere. Anche la giacca, se è per quello, anche se non so se ormai tarmata. L’avrò messa una volta e già per una seconda ho trovato disgustosa lei e me citrulla).

Non c’è più invece la libreria dove ho comprato il Sansoni. Quando mi sono iscritta all’università era ancora florida, aveva financo due negozi distinti, a poca distanza l’uno dall’altro, vendeva bene agli universitari che sciamavano per la calletta. Poi si è ingrandita la Cafoscarina, che ancora al mio primo anno di università era un bancone in un angoletto all’entrata del palazzo, e pian piano quell’altra è decaduta. Ricordo che ogni qual volta passavo davanti alla sede della libreria con la vetrina che faceva angolo sbirciavo desiderosa i due grossi volumi del dizionario e poi, di strada, controllavo quanto costavano alla Toletta, confrontavo, ponzavo. Questo pomeriggio, tirando fuori il volume ormai fortemente bisognoso di un bel lavoro di legatoria, il tedesco-italiano, ho visto che c’è ancora l’adesivino con il prezzo che tanto mi faceva titubare e tribolare: 480.000 lire. Allora un’enormità, penso di averci messo quanto guadagnavo lavorando due mesi in campeggio.

Sempre oggi, mentre cercavo altro, sono finita sulla pagina di Wikipedia.de dedicata a chi diresse i lavori per questo pezzo di storia lessicografica, ossia Vladimiro Macchi. Scorrendone la vita l’ho trovata così interessante che mi sono chiesta se ci fosse la pagina corrispondente in italiano.

Niente di niente. Occorre sopperire.

Non sapevo che è morto appena due anni e mezzo fa, nell’agosto del 2006, alla bella età di 97 anni. Era nato nel 1909 vicino a Gorizia [dove di preciso?] e nel 1924 suo padre lo mandò al liceo dei gesuiti a Piacenza, dove prese la maturità nel 1932 per poi entrare in seminario. Nel 1935 fu ordinato sacerdote e diventò professore e rettore di un liceo a Udine. Nel 1942 si traferì in Germania, a Schwerin, dove fece il pastore d’anime per i lavoratori italiani emigrati [E qui mi piacerebbe sapere chi fossero questi Fremdarbeiter, io che pensavo la grande emigrazione fosse postbellica]. Nel 1941 chiese di abbandonare il sacerdozio e iniziò a lavorare come lettore di italiano al Dipartimento di lingue romanze dell’Università di Rostock. [E qui c’è spazio per il romanzo: perché lasciare la tonaca? Si era innamorato? Di una donna o delle parole? Di che nazionalità era, poi? Italiano, austriaco? Asburgico??]  Dal 1948 fu docente di italiano e spagnolo a Halle (Saale), Jena, Lipsia e Berlino Est. [Ehi, tutta DDR. Perché avrà scelto di restare di là?] Oltre a insegnare lavorava per rimediare alla scarsità di materiale didattico per l’insegnamento dell’italiano e si occupava quindi di una grammatica dell’italiano, di sinonimi, di antologie letterarie. Nel 1960 prese il titolo di dottore con una tesi il cui titolo mi pare affascinante:
Die Bezeichnungen für Frau, Ehefrau und Herrin in ihrer Entwicklung vom Lateinischen zum Italienischen. Phil. Diss., Halle 1960.
La definizione di donna, moglie e signora nel suo sviluppo dal latino all’italiano.
Nel 1962, però, fu vittima di delazioni da parte dei suoi collaboratori, cosa che gravò a tal punto sulla sua salute psichica da indurlo a tornare in Italia con la famiglia. Dal 1963 passò a dirigere l’Istituto lessicografico della casa editrice Sansoni a Roma dove aveva sotto di sé 200 persone (!).
Quando andò in pensione [quando?], tornò a vivere in Germania, a Emmendingen, e dopo la morte della moglie a Kenzingen, nel Baden-Württemberg. Parlava la bellezza di sette lingue (sloveno, italiano, tedesco, spagnolo, inglese e francese) e fino in tarda  età mantenne una mente vivace, oltre a passare parecchie ore al computer e in internet.

La sua bibliografia è imponente: provate a dare un’occhiata.

A questo punto dovrò scoprire chi era Castiglioni, chi Mariotti, chi Zingarelli (che poteva anche trovarsi un editore dal nome meno omofono)…

Il nuovo Zingarelli 2007

È uscito lo Zingarelli 2007 (con Cd-Rom 83,80 euro, senza 71,80 euro).

Abbiamo, dalle sue pagine, la conferma che il ‘Sudoku‘ e’ diventato gioco di massa, che il ‘Reality‘ e’ ormai una realta’, che calano gli Zoo e crescono i ‘Bioparco‘, ma soprattutto che viviamo in una societa’ di ‘Furbetti‘ (del quartierino) e di ‘Lampadati‘, ovvero che hanno la tintarella perenne e artificiale, nel ‘Magna magna‘ generale (termine di dialetto romano, ma entrato in uso su tutto il territorio nazionale) in cui si riciclano i vari, nostrani  ‘Zelig‘ (modo di definire un trasformista derivato dal film di Woody Allen) cercando di passare per ‘Mammolette‘. 

E’ chiaro, davanti a un simile quadro sconsolante, che poi ci sia un diffuso bisogno di ‘Morbidoso‘, termine appena accolto dal nostro maggior dizionario, grazie all’uso che ne ha fatto la pubblicita’, assieme a ‘Comodoso‘, ma soprattutto che la gente speri nel gioco e cosi’ renda d’uso comune ‘ Bingo‘ e il modo di dire ‘ Fare tombola‘. 

E il gioco (che come tutti i giochi ha pero’ un suo senso reale) potrebbe continuare a lungo, visto che solo in questa edizione sono 1.700 le nuove voci e accezioni, che vanno a formare i 136 mila lemmi (con 370 mila significati) che costituiscono il dizionario 2007. Tutto questo senza seguire mode effimere. Lo Zingarelli non rincorre parole trendy, tormentoni stagionali o slang dell’ultima ora: ogni inserimento e’ frutto di attento lavoro redazionale che coniuga la tradizione dei testi antichi alla tecnologia dei database e di Internet. 

Ogni nuova voce che si affaccia nel parlare quotidiano viene monitorata; ogni flessione scientificamente osservata e valutata nella frequenza delle sue ricorrenze, in particolare sui media, prima di ottenere l’ingresso ufficiale nel dizionario. 

E, in quest’ottica, si capisce come, tra i nuovi arrivi ci siano ‘Maxiemendamento‘ o ‘Eurocommissario‘ e, purtroppo, anche ‘Figlicidio‘. Stesso discorso per ‘Quota rosa‘ o ‘Gay Pride‘, ma anche, visto lo spazio che lo sport guadagna sempre, specie in un anno di risultati eccezionali come quello appena passato, ‘Moviolista‘ e l’accezione ‘Ritirare la maglia’

Non mancano, come in ogni edizione, data un’attenzione che pare sempre crescente al mangiar bene e sano, entrate saporite come, citando a caso, ‘Burrida‘ (piatto sardo a base di filetti di pesce), ‘Buzzonaglia‘ (parte saporita, ma poco pregiata della carne di tonno, vicino alla lisca centrale, usate per i sughi), o ‘Casoncello‘ (raviolo con ripieno di carne e alto, bresciano e bergamasco). 

In piu’ la lista delle citazioni si arricchisce di nuove, tratte da grandi autori della letteratura italiana come: ‘Capoccella‘ o Solicello‘ ( da Pasolini); ‘Mammoletta‘ (da Poliziano: ”trema la mammoletta verginella / con occhi bassi, onesta e vergognosa”); ‘Nefas‘ (cio’ che e’ illecito, da Goldoni: chi cerca ”per fas e per nefas di guadagnare, trovasi alla fine scoperto, punito e precipitato”). (dall’ANSA)

Cfr anche La Repubblica del 19.9.2006:

Ero a casa “comodoso” e sono andato a “smucinare” tra le mail: quei “furbetti” m’hanno riempito la casella di “phishing“. E’ tutto un “magna magna“. Ora vado a fare un po’ di “parkour” al “bioparco” con quel gruppo di “lampadati“. Slang giovanile da correggere con la penna rossa? No, un uso dell’italiano da purista della lingua, Zingarelli docet.

Leiwand!

Ieri sera mi sono vista un film austriaco sull’orrido mondo delle modelle – di categoria B, quelle senza speranze, quelle fatte di coca e rifatte in maniera grottesca a somigliare a bambole di gomma, quelle che vomitano ogni mattina e si pesano tre volte al giorno, quelle che si vendono a vecchi fotografi di dubbia fama pur di finire su una copertina. Il tutto in una Vienna livida o notturna, discotesche e strade e interni tristi di abitazioni mediocri. Con molti silenzi gravidi di alcol, di pensieri confusi. Il resto, viennese.

Per esempio, “das ist leiwand“, ripetuto ossessivamente. In queste parti della Kakania non ho ho mai sentito “leiwand“, piuttosto “cool” o “super” o “toll”:

Leinwater:
Leinwandhändler, auch: Leinweber; aus: ,,Leinwand” hat sich der Begriff ,,leiwand” = schön, im wienerischen Dialekt entwickelt; auch für: toll, wunderbar, wunderschön

(qui)

O il prefisso ur- come rafforzativo: ur-groß, ur-teuer, anche un simpatico “ur-bitchy“.

Ecc ecc.

Sitografia “Wienerisch”
Voce Wienerisch in Wikipedia
Sprechen Sie Wienerisch? – Ein kleines Wörterbuch
WIEN – Wienerisch Wörterbuch (Vienna24)
Glossar mit Begriffen aus der Mundart bzw. Maße und Einheiten vom 19. Jahrhundert (parziale, per poter consultare tutti i 1200 termini a pagamento)
Österreichische Wörterbuch (836 termini)

Se la vita è una preposizione

Troppo spesso ho l’impressione che la mia vita sia come le preposizioni di una lingua straniera: per una volta che ci azzecchi, ne sbagli una dozzina. Ne consegue un diuturno senso di insicurezza, timore e confusione.

[In banca, nella banca, alla banca, in libreria, al bar, dal fioraio: e quando uso cosa?, chiedono disperati a lezione. Dico con (recitata) olimpica serenità che Practice makes perfect, che facciano esercizi, esercizi, esercizi. Ma che eserciziari offre la vita? E dove sono le chiavi degli esercizi?]

Se la vita è una preposizione

Troppo spesso ho l’impressione che la mia vita sia come le preposizioni di una lingua straniera: per una volta che ci azzecchi, ne sbagli una dozzina. Ne consegue un diuturno senso di insicurezza, timore e confusione.

[In banca, nella banca, alla banca, in libreria, al bar, dal fioraio: e quando uso cosa?, chiedono disperati a lezione. Dico con (recitata) olimpica serenità che Practice makes perfect, che facciano esercizi, esercizi, esercizi. Ma che eserciziari offre la vita? E dove sono le chiavi degli esercizi?]