Cosa farebbe il tedesco senza il verbo “sich freuen”?

I più goffi e sottodotati come traduttori traducono il verbo “sich freuen” con “rallegrarsi”.

Ora alzi la mano, qui, subito, chi di voi dice quotidianamente “me ne rallegro”, “mi rallegro di vedervi” e analoghi. Forse non l’avete mai detto, siate sinceri, magari l’avrete sentito in qualche vecchio film o trovato in qualche libro ormai antiquato. O magari vi viene solo da ridere e basta.

Sarebbe invece interessante sapere la frequenza assoluta di questo verbo nella lingua tedesco. Se De Mauro sostiene che il vocabolo più pronunciato nella lingua italiana sia “cazzo”, ecco la papale differenza tra la mia lingua e quella che studio da anche troppo tempo: noi ci riempiamo la bocca di membri maschili, loro di questo verbo che si usa con ogni registro, in ogni occasione, si sciala in lungo e in largo con tutti questi “essere contenti di”.

Perché, diciamolo, “sich freuen” è  un imbucato di professione. Qualunque lettera, di quale sia il suo tenore e contenuto, avrà alla fine un “sich freuen“, ovvero si sbandiera la propria contentezza che un ospite venga all’albergo, che una persona risponda alla richiesta di informazioni, che il tal dei tali telefoni o chissà cos’altro.  Gli annunci per appartamenti e WG che leggevo su Web finivano spesso con un bel “Ich freue mich schon auf Eure Antwort” o qualcosa del genere, “aspetto con gioia (mah…come traduzione non forse il meglio) una vostra risposta”. Il Kaiser kakaniko Franz Joseph, il vecchio Francesco Giuseppe d’Asburgo,  concludeva qualunque occasione di incontro con la sua bella frasetta stereotipa: “Es war sehr schön, es hat mich sehr gefreut” “E’ stato bello, mi ha fatto piacere.”  Ma una mia allieva molto tosta ha appena scritto su Facebook, dopo aver annunciato con chi andrà alla festa domani: “Freu mich schon richtig drauuf mit euch ♥” “Sono davvero contenta, sono felicissima all’idea (di fare questa cosa) con voi”.

Tutti tentativi di traduzione veramente squallidi e sintetici. Perché noi un verbetto così non ce l’abbiamo. Una su FB avrebbe scritto, “Cazzo, gente, non vedo l’ora, cazzo, ragazzi, che forte che ci andiamo tutti insieme” o similia. E’ proprio un sistema mentale diverso.

Io stessa ho cercato di assimilarmi e dico “Ich freu’ mich“, “Das würde mich freuen” a piè sospinto, spesso come convenevole vuotissimo, mentre in verità penso: Cazzo, che palle.

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Trallo

Ho appena letto un romanzo che ancora non si trova ancora in libreria. Tipo 007 dell’editoria, un certo pizzicorino di mistero. Mi è piaciuto parecchio, per la tematica e perché giocava bene con i sentimenti (Frauenliteratur?).

Ho imparato da questo romanzo perché i miei amici alto-atesini (leggi: figli di quegli italiani importati) chiamano i conterranei Südtiroler “tralli”. Interpellato, un amico di cittadinanza bolzanina motivava il termine come proveniente da tarallo, ergo terroni, perché trallo indica per lui  quel modo di fare e vestire ridicolmente  sopra le righe, Golf ribassata, ecc. Ovviamente la spiegazione è totalmente illogica: perché i Südtiroler dovrebbero essere terroni? La ragione è storica e bisogna imparare qualcosa della tormentata storia dell’Alto-Adige/Südtirol, al di là del turistume. Ne ho trovato traccia in Slangopedia:

Tedesco, di madrelingua tedesca, in particolare se di idee irredentiste. In uso fra i giovani altoatesini di madrelingua italiana, è una contrazione da “traliccio” che fa riferimento agli attentanti dinamitardi degli anni Sessanta, in cui i terroristi sudtirolesi prendevano di mira, nei loro attentati, i tralicci degli elettrodotti.

Christian Dior!

«La Repubblica» offre un largo spazio a foto e pettegolezzi, una particina di notizie serie, e sovente anche segnalazioni in materia linguistica (uno dei motivi per cui ancora la seguo, oltre la pigrizia del segnalibro). Oggi torna in scena il linguaggio giovanile, con un

dizionario dimostra che le parole dei giovani sono vecchie, anzi vecchissime. Le usavano i nonni, e le usano oggi i ventenni, più o meno tali e quali. Il libretto – tratto dai romanzi e gli articoli di costume di Renzo Barbieri, milanese, nato nel Trenta – si chiama ‘I ragazzi di via Monte Napoleone’, ed è edito dalla Franco Angeli (22 euro): dentro ci sono 1000 parole e centinaia di modi di dire piuttosto spassosi che sono passati dal gergo dei ventenni che avevano la ‘banana in testa’ e la ‘Vespa’ a quelli che hanno oggi la ‘bandana in testa’ e il ‘Vespone’.

Una specie di confronto cronologico, da cui risulta:

termini ed espressioni che non sono nuovi come si tende a credere, bensì nati negli anni ’50:
– paccare
– pomiciare
– pace per dire basta,
– fighetta per dire ragazza o ragazza alla moda,
– abbacchiato per dire mogio,
– rendere l’idea per farsi capire,
– palla per bugia ma anche per noia,
– tranquillo per tutto ciò che non è mondano
– da morire, aggiunto a bello, caldo, tosto, stronzo, tremendo
– i superlativi dei sostantivi e degli aggettivi: gli “-issimi” cominciarono prima i media con ‘Canzonissima’, ‘Poltronissima’, ‘Finalissima’, e poi proseguirono i ragazzi attaccando la desinenza a tutto quanto piacesse ‘da morire’: risatissima, salutissimi, primissima, bambolinissima. Altri ‘issimi’ sono diventati cosa diversa, una forma non graduata e perentoria: ad esempio “Sono fidanzatissimo”, “mi sento arrivatissimo”.

termini nuovi allora e comuni oggi:
– juke box
– zumata
– video
– blue jeans
– mocassino
– accendino
– barca (per panfilo)
– brodo (per benzina)
– fusto (per aitante)
– gettonare (per telefonare)
– bidone
– cotta
– vecchia (per madre)
– taccare
– sgamare (‘Sgamare’ ad esempio, in questo camminare per quartieri e aperitivi, si è trasformato via via: prima significava solo lavorare, poi scappare, poi essere navigati, e infine, oggi, farsi scoprire)

termini (e anche “realia”) scomparsi:
– gli avverbi in ‘mente’ (eccettuato “assolutamente”)
– gli accrescitivi in -one: “Che fracassone, che brutalone, che gelatone, che serata odiosona, fanno tanto vecchia zia”
– zigzag per fulmine
– andaluso per esotico
– ho in laccio un gorilla per ho sedotto un ragazzo
– da rospi
– da sprint
– da ottomani
– da piovre
– Christian Dior come imprecazione
– andare a Coca-Cola
– carburare per essere in forma
– H per atomico
– maggiorata per bella donna
– minorato per sciocco
– passo e chiudo per salutarsi
– non ci sono più le cose, come bikini, oggi c’è il tanga, o la biro che esiste ma senza importanza, il camping, che è diventato campeggio, il giradischi, sostituito dall’Mp3, la Giulietta, sostituita dalla Twingo.

Fonte: La Repubblica del 22.9.’06

NB Nell’articolo si riporta, a mo’ di esempio di frase ormai incomprensibile: “Quando è scoppiato il zigzag la zia Berenice è svenuta e sono successe scene da panico andaluso”. Ma Christian Dior, il zigzag?? Cioè negli anni ’50 non valeva nemmeno l’articolo determinativo “lo” davanti a termini che iniziano per “z”? Be’, in fondo era giovanilese…

Il nuovo Zingarelli 2007

È uscito lo Zingarelli 2007 (con Cd-Rom 83,80 euro, senza 71,80 euro).

Abbiamo, dalle sue pagine, la conferma che il ‘Sudoku‘ e’ diventato gioco di massa, che il ‘Reality‘ e’ ormai una realta’, che calano gli Zoo e crescono i ‘Bioparco‘, ma soprattutto che viviamo in una societa’ di ‘Furbetti‘ (del quartierino) e di ‘Lampadati‘, ovvero che hanno la tintarella perenne e artificiale, nel ‘Magna magna‘ generale (termine di dialetto romano, ma entrato in uso su tutto il territorio nazionale) in cui si riciclano i vari, nostrani  ‘Zelig‘ (modo di definire un trasformista derivato dal film di Woody Allen) cercando di passare per ‘Mammolette‘. 

E’ chiaro, davanti a un simile quadro sconsolante, che poi ci sia un diffuso bisogno di ‘Morbidoso‘, termine appena accolto dal nostro maggior dizionario, grazie all’uso che ne ha fatto la pubblicita’, assieme a ‘Comodoso‘, ma soprattutto che la gente speri nel gioco e cosi’ renda d’uso comune ‘ Bingo‘ e il modo di dire ‘ Fare tombola‘. 

E il gioco (che come tutti i giochi ha pero’ un suo senso reale) potrebbe continuare a lungo, visto che solo in questa edizione sono 1.700 le nuove voci e accezioni, che vanno a formare i 136 mila lemmi (con 370 mila significati) che costituiscono il dizionario 2007. Tutto questo senza seguire mode effimere. Lo Zingarelli non rincorre parole trendy, tormentoni stagionali o slang dell’ultima ora: ogni inserimento e’ frutto di attento lavoro redazionale che coniuga la tradizione dei testi antichi alla tecnologia dei database e di Internet. 

Ogni nuova voce che si affaccia nel parlare quotidiano viene monitorata; ogni flessione scientificamente osservata e valutata nella frequenza delle sue ricorrenze, in particolare sui media, prima di ottenere l’ingresso ufficiale nel dizionario. 

E, in quest’ottica, si capisce come, tra i nuovi arrivi ci siano ‘Maxiemendamento‘ o ‘Eurocommissario‘ e, purtroppo, anche ‘Figlicidio‘. Stesso discorso per ‘Quota rosa‘ o ‘Gay Pride‘, ma anche, visto lo spazio che lo sport guadagna sempre, specie in un anno di risultati eccezionali come quello appena passato, ‘Moviolista‘ e l’accezione ‘Ritirare la maglia’

Non mancano, come in ogni edizione, data un’attenzione che pare sempre crescente al mangiar bene e sano, entrate saporite come, citando a caso, ‘Burrida‘ (piatto sardo a base di filetti di pesce), ‘Buzzonaglia‘ (parte saporita, ma poco pregiata della carne di tonno, vicino alla lisca centrale, usate per i sughi), o ‘Casoncello‘ (raviolo con ripieno di carne e alto, bresciano e bergamasco). 

In piu’ la lista delle citazioni si arricchisce di nuove, tratte da grandi autori della letteratura italiana come: ‘Capoccella‘ o Solicello‘ ( da Pasolini); ‘Mammoletta‘ (da Poliziano: ”trema la mammoletta verginella / con occhi bassi, onesta e vergognosa”); ‘Nefas‘ (cio’ che e’ illecito, da Goldoni: chi cerca ”per fas e per nefas di guadagnare, trovasi alla fine scoperto, punito e precipitato”). (dall’ANSA)

Cfr anche La Repubblica del 19.9.2006:

Ero a casa “comodoso” e sono andato a “smucinare” tra le mail: quei “furbetti” m’hanno riempito la casella di “phishing“. E’ tutto un “magna magna“. Ora vado a fare un po’ di “parkour” al “bioparco” con quel gruppo di “lampadati“. Slang giovanile da correggere con la penna rossa? No, un uso dell’italiano da purista della lingua, Zingarelli docet.

Das ist ja Killer!

Altra espressione di ammirazione (lo dice la modella piatta quando vede il seno della modella bambola rifatta).

Frugando ho trovato tutto un “thread” sugli anglicismi in tedesco (DE), dove appunto si definisce “killer = das tollste“.

Ma anche un bel glossario di slang droga (DE): qui un Killer è “Zigarette mit hochwertigem Marihuana“, sigarette con marjuana di alta qualità.

E avendo la pazienza di spigolare in un forum, molte espressioni giovanili in tedesco (DE): Wörterbuch der Jugendsprache 2006, dove per esempio si dice che la pecora viene anche chiamata “maiale con il pullover” (Pulloverschwein: Schaf). Povere pecore.

Glossari che non istanno bene, ma per amor della completezza è d’uopo mentovarli

Esiste questa superba raccolta di Alternative Dictionaries: Slang, profanities, insults and vulgarisms from all the world, che purtroppo parrebbe fermo al 2004. Ci si può anche salvare il file PDF.

Per decenza mi sono fermata alla versione
IT,
DE,
Schwyzerdütsch e
EN.

(Per decenza verso il mio tempo)

Aggiungo un glossarietto di insulti/slang DE>IT

Stupefacenti

Leggo su un vecchio numero de L’Espresso di un certo stilista californiano:

Alle spalle, un passato da “scoppiato” a Los Angeles: “Mi drogavo perché pensavo facesse parte di un percorso creativo.”

Interessanti le virgolette. Eppure il termine è presente a pieno titolo nel De Mauro:
scoppiato : 3a agg., s.m. CO gerg., che, chi è sotto l’effetto di stupefacenti: lascialo perdere, è completamente s., un locale frequentato da scoppiati

Qualche link in materia di droga (raccolti soprattutto in occasione di un corso bisognava tradurre un testo ricco di riferimenti agli scoppiati):

Dizionario stupefacenti IT
Glossario droghe Politiche antidroga IT
Street terms drugs US EN
Street drug slang dictionary US EN (Indiana)
A dictionary of slang drug terms (pdf)