Canada: una foto al giorno

Solo a congiungere le foto mie e e quelle di Mr Physicist, soltanto a riordinarle, mi ci sono voluti secoli. Figuriamoci caricarle, dotarle di didascalia…Ho deciso di rimandare la cosa a tempi migliori (uhm) e intanto scegliere drasticamente una sola foto per giornata. Intanto. Solo che nuove partenze incombono e dovrei fare i pacchi, sistemare libri e stoviglie e abiti…la Kakania attende, come ogni anno!

Questo l’itinerario a grosse linee, disegnato su una foto scattata vicino al Parlamento dell’Ontario a Toronto:

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Il tempo dell’aeroporto

Il tempo del Canada è scaduto. Arrivata a Montreal il 1, ripartitavi ieri, ho dovuto guardare stranita le cartoline per ricordarmi cosa avevo visto nei primi giorni del viaggio: in mezzo ci sono state così tante avventure diverse e tanti e tali luoghi che mi pareva di esserci stata moooolto tempo fa.

Ora il mio swatch dice che sono le 4 (del pomeriggio? di notte? Pomeriggio, ora di Toronto), il computer dice che sono le 10 di sera, il mio orologio interno è schizzato via. Non so più se sono partita ieri, oggi o domani. Era ieri mattina, abbiamo lasciato il B&B di corsa (un B&Baccio in Cabbagetown, Toronto, inglese per molti aspetti, e non esattamente i più radiosi), siamo andati all’aeroporto insulare in una sfolgorante giornata di sole e poi un volo sul verde e lacustre Ontario alla volta di Montreal. Qui ore e ore a ciondolare in spento ambiente francofono, e poi il volo intercontinentale, pieno di bambini posseduti dal demonio del pianto incontrollabile e quindi nessun riposino a dispetto di mascherine, tappi e melatonina. A Parigi siamo arrivati che era mezzanotte… ah, no, le sei del mattino: l’alba frenetica dei gate con moquette e profumo di brioche.

E ancora ore ad aspettare il terzo volo, quello per la Malpensa, e poi lo shuttle, e poi il treno, e poi il bus marialuigianesco. Devo ricordarmi di essere ancora più ascetica nel vestiario, la prossima volta.

Un’ora fa una patriottica pasta al pomodoro. Non sono ancora certa, però, di che pasto si sia trattato.

P.S. Purtroppo leggo soltanto ora questo articolo che ammaestra su come dormire in aeroporto. In effetti, lo CDG non è malaccio, ma discordo sonoramente su Seul che mi ha “ospitata” due anni e mezzo fa, 9 ore all’andata, almeno 4 il ritorno: ho un ricordo tremendo della lounge nella transit area, un vero dormitorio dei poveri. Però elogio il servizio docce di cui ho fatto un fischiettante uso durante il ritorno, non c’è niente come una bella doccia per spezzare due voli da 10 ore l’uno 🙂

Nella capitale

Intrepidi, abbiamo preso il gommone (lo Zodiac, tipo questo, eravamo soltanto in otto), siamo usciti laddove il fiume Saguenay e il fiume San Lorenzo si incontrano e dove si infila già l’acqua salata dell’oceano e sfidando il gelo, i salti, le onde e il sole, abbiamo visto le balene! Alcune vicinissime: gli sbuffi, le uscite, i salti, e poi “Elle est partie, elle est plongée”.

Poi abbiamo lasciato il più antico villaggio del pittoresco Québec e via, 11 ore di auto verso l’Ontario. Sole e vento, ovunque splendide casine dei sogni (tutte con il loro patio, tetti colorati, la capanna degli attrezzi intonata nella forma e nei colori), autostrade noiose in cui non si possono superare i 100 km all’ora, e le fragole del Quebec, uhm, che delizia!

Fortunatamente ad accoglierci nella capitale c’era un gran bel B&B, comodo, accogliente, elegante, fornito di tutto: svizzero. Scelto da me, ovvio 🙂

Tra sole e pioggia

Piove sulla festante città di Québec e io sono in un bel B&B del quartiere di Sillery, mezza assonnata e con le braccia in fiamme dal gran sole preso oggi soprattutto visitando la Citadelle di cui, più ancora che la lunga, articolata cerimonia del cambio della guardia, con tanto di regimental goat, mi è piaciuto Danilo: l’istrionico cicerone Danilo, che ci ha mostrato la cittadella e tutto il suo spirito, esordendo con un bel “I’ve never been to Canada, but I hear…” Perché qui non siamo in Canada, siamo in Québec, e l’inglese non è per niente ovvio, mentre invece è ovvio che il mio francese, dismesso da una decina d’anni, non è molto utile. E inutile è diventata anche la mia macchina fotografica che ha deciso di andare in pensione in un momento poco opportuno.

Québec pullula di turisti da far impallidire certi TG italiani che parlano dei weekend nelle città d’arte; moltissimi gli americani che magari fanno un salto da NY. E Montreal nei giorni scorsi, pure. Lì è ancora in corso un grandioso festival del jazz che accende le piazze. Gran sole anche il primo giorno di Montreal, e acqua a secchiate il secondo, così il Mont Royal che dà il nome alla città ce lo siamo fatti tutti zuppi, ma imperterriti nelle nostre immuni scarpe da trekking.

Perché si va di corsa. Quando ci è capitato di esporre l’itinerario, l’unica a non fare una piega è stata l’annoiata impiegata della dogana dell’aeroporto. Ma a lei forse avremmo potuto dire che avremmo fatto coast to coast in una settimana, sai che noia.

Domani si riparte per il nord, ci aspettano le balene. E il freddino del nord.

Pronti? Via!

Tutto pronto? Macchè, sono sicura che impazzirò per le “ultime quattro cosine”. Tant’è che sono ancora qui, tra la cucina e lo schermo e il bagno e la camera ove giacciono due valigie da finire. Dove le metto, queste pinzette?

Ma tutto il resto è fatto, c’è un tetto assicurato dalla carta di credito per ogni notte, con ampie variazioni: dalla cameretta di studentato passando per il motelaccio verso i B&B/gites al lusso sfrenato di una cabin in mezzo al parco. C’è un piano di massima abbastanza accurato: il jazz qui, un compleanno (400 candeline) qui, le balene qui, il cambio della guardia qui, alci, castori, laghi e 7600 kmq di verde qui, le famose cascate qui. In mezzo, viaggi lunghissimi da ripartire per due, e anche un aereo per risparmiare tempo. Tempo, tempo. Non basta mai, quello.

Straight-friendly

Stasera, estenuandomi in ricerche di B&B qui (o gites), ne ho trovato uno che mi rassicurava:

While gay owned and operated, XY is straight-friendly, too.

Fortuna! Trovo fantastici questi composti con friendly, paro paro al freundlich tedesco: per cui un hotel in cui i bambini non vengono presi a mazzate in quanto invadenti e fastidiosi sono kinderfreundlich ecc ecc.

Comunque, purtroppo arrivare in pieno Festival del jazz non è di grande aiuto. Almeno riuscissi a comprare i biglietti per Richard Galliano.