Grigliata di teutonici

La parola del giorno del Duden è bellissima

Teu|to|nen|grill, der (ugs. scherzh.): Strand in einem südlichen Urlaubsland, an dem sich massenhaft deutsche Touristen sonnen.

E io mi trovo esattamente in una località piena di Teutonegrills (peccato che io non abbia il tempo di grigliarmi insieme a loro e possa ancora pregiarmi di un simpatico color gorgonzola). Il mio nuovissimo, fiammante Dizionario di tedesco della Zanichelli

recita

Teutonengrill: fam scherz “spiaggia f di un paese mediterraneo molto frequentata da turisti tedeschi”.

Macchi

Il dizionario delle lingue italiana e tedesca Sansoni in due volumi l’ho comprato 15 anni fa circa. Ero giovane, frequentavo l’università e mi venivano spesso delle voglie sfrenate e sceme, tipo comprarmi una giacca tirolese marrone che vedevo ogni giorno in un negozietto di ciarpame di seconda mano poco lontano da Ca’ Foscari. Penso ci sia ancora (il rigattiere. Anche la giacca, se è per quello, anche se non so se ormai tarmata. L’avrò messa una volta e già per una seconda ho trovato disgustosa lei e me citrulla).

Non c’è più invece la libreria dove ho comprato il Sansoni. Quando mi sono iscritta all’università era ancora florida, aveva financo due negozi distinti, a poca distanza l’uno dall’altro, vendeva bene agli universitari che sciamavano per la calletta. Poi si è ingrandita la Cafoscarina, che ancora al mio primo anno di università era un bancone in un angoletto all’entrata del palazzo, e pian piano quell’altra è decaduta. Ricordo che ogni qual volta passavo davanti alla sede della libreria con la vetrina che faceva angolo sbirciavo desiderosa i due grossi volumi del dizionario e poi, di strada, controllavo quanto costavano alla Toletta, confrontavo, ponzavo. Questo pomeriggio, tirando fuori il volume ormai fortemente bisognoso di un bel lavoro di legatoria, il tedesco-italiano, ho visto che c’è ancora l’adesivino con il prezzo che tanto mi faceva titubare e tribolare: 480.000 lire. Allora un’enormità, penso di averci messo quanto guadagnavo lavorando due mesi in campeggio.

Sempre oggi, mentre cercavo altro, sono finita sulla pagina di Wikipedia.de dedicata a chi diresse i lavori per questo pezzo di storia lessicografica, ossia Vladimiro Macchi. Scorrendone la vita l’ho trovata così interessante che mi sono chiesta se ci fosse la pagina corrispondente in italiano.

Niente di niente. Occorre sopperire.

Non sapevo che è morto appena due anni e mezzo fa, nell’agosto del 2006, alla bella età di 97 anni. Era nato nel 1909 vicino a Gorizia [dove di preciso?] e nel 1924 suo padre lo mandò al liceo dei gesuiti a Piacenza, dove prese la maturità nel 1932 per poi entrare in seminario. Nel 1935 fu ordinato sacerdote e diventò professore e rettore di un liceo a Udine. Nel 1942 si traferì in Germania, a Schwerin, dove fece il pastore d’anime per i lavoratori italiani emigrati [E qui mi piacerebbe sapere chi fossero questi Fremdarbeiter, io che pensavo la grande emigrazione fosse postbellica]. Nel 1941 chiese di abbandonare il sacerdozio e iniziò a lavorare come lettore di italiano al Dipartimento di lingue romanze dell’Università di Rostock. [E qui c’è spazio per il romanzo: perché lasciare la tonaca? Si era innamorato? Di una donna o delle parole? Di che nazionalità era, poi? Italiano, austriaco? Asburgico??]  Dal 1948 fu docente di italiano e spagnolo a Halle (Saale), Jena, Lipsia e Berlino Est. [Ehi, tutta DDR. Perché avrà scelto di restare di là?] Oltre a insegnare lavorava per rimediare alla scarsità di materiale didattico per l’insegnamento dell’italiano e si occupava quindi di una grammatica dell’italiano, di sinonimi, di antologie letterarie. Nel 1960 prese il titolo di dottore con una tesi il cui titolo mi pare affascinante:
Die Bezeichnungen für Frau, Ehefrau und Herrin in ihrer Entwicklung vom Lateinischen zum Italienischen. Phil. Diss., Halle 1960.
La definizione di donna, moglie e signora nel suo sviluppo dal latino all’italiano.
Nel 1962, però, fu vittima di delazioni da parte dei suoi collaboratori, cosa che gravò a tal punto sulla sua salute psichica da indurlo a tornare in Italia con la famiglia. Dal 1963 passò a dirigere l’Istituto lessicografico della casa editrice Sansoni a Roma dove aveva sotto di sé 200 persone (!).
Quando andò in pensione [quando?], tornò a vivere in Germania, a Emmendingen, e dopo la morte della moglie a Kenzingen, nel Baden-Württemberg. Parlava la bellezza di sette lingue (sloveno, italiano, tedesco, spagnolo, inglese e francese) e fino in tarda  età mantenne una mente vivace, oltre a passare parecchie ore al computer e in internet.

La sua bibliografia è imponente: provate a dare un’occhiata.

A questo punto dovrò scoprire chi era Castiglioni, chi Mariotti, chi Zingarelli (che poteva anche trovarsi un editore dal nome meno omofono)…

Christian Dior!

«La Repubblica» offre un largo spazio a foto e pettegolezzi, una particina di notizie serie, e sovente anche segnalazioni in materia linguistica (uno dei motivi per cui ancora la seguo, oltre la pigrizia del segnalibro). Oggi torna in scena il linguaggio giovanile, con un

dizionario dimostra che le parole dei giovani sono vecchie, anzi vecchissime. Le usavano i nonni, e le usano oggi i ventenni, più o meno tali e quali. Il libretto – tratto dai romanzi e gli articoli di costume di Renzo Barbieri, milanese, nato nel Trenta – si chiama ‘I ragazzi di via Monte Napoleone’, ed è edito dalla Franco Angeli (22 euro): dentro ci sono 1000 parole e centinaia di modi di dire piuttosto spassosi che sono passati dal gergo dei ventenni che avevano la ‘banana in testa’ e la ‘Vespa’ a quelli che hanno oggi la ‘bandana in testa’ e il ‘Vespone’.

Una specie di confronto cronologico, da cui risulta:

termini ed espressioni che non sono nuovi come si tende a credere, bensì nati negli anni ’50:
– paccare
– pomiciare
– pace per dire basta,
– fighetta per dire ragazza o ragazza alla moda,
– abbacchiato per dire mogio,
– rendere l’idea per farsi capire,
– palla per bugia ma anche per noia,
– tranquillo per tutto ciò che non è mondano
– da morire, aggiunto a bello, caldo, tosto, stronzo, tremendo
– i superlativi dei sostantivi e degli aggettivi: gli “-issimi” cominciarono prima i media con ‘Canzonissima’, ‘Poltronissima’, ‘Finalissima’, e poi proseguirono i ragazzi attaccando la desinenza a tutto quanto piacesse ‘da morire’: risatissima, salutissimi, primissima, bambolinissima. Altri ‘issimi’ sono diventati cosa diversa, una forma non graduata e perentoria: ad esempio “Sono fidanzatissimo”, “mi sento arrivatissimo”.

termini nuovi allora e comuni oggi:
– juke box
– zumata
– video
– blue jeans
– mocassino
– accendino
– barca (per panfilo)
– brodo (per benzina)
– fusto (per aitante)
– gettonare (per telefonare)
– bidone
– cotta
– vecchia (per madre)
– taccare
– sgamare (‘Sgamare’ ad esempio, in questo camminare per quartieri e aperitivi, si è trasformato via via: prima significava solo lavorare, poi scappare, poi essere navigati, e infine, oggi, farsi scoprire)

termini (e anche “realia”) scomparsi:
– gli avverbi in ‘mente’ (eccettuato “assolutamente”)
– gli accrescitivi in -one: “Che fracassone, che brutalone, che gelatone, che serata odiosona, fanno tanto vecchia zia”
– zigzag per fulmine
– andaluso per esotico
– ho in laccio un gorilla per ho sedotto un ragazzo
– da rospi
– da sprint
– da ottomani
– da piovre
– Christian Dior come imprecazione
– andare a Coca-Cola
– carburare per essere in forma
– H per atomico
– maggiorata per bella donna
– minorato per sciocco
– passo e chiudo per salutarsi
– non ci sono più le cose, come bikini, oggi c’è il tanga, o la biro che esiste ma senza importanza, il camping, che è diventato campeggio, il giradischi, sostituito dall’Mp3, la Giulietta, sostituita dalla Twingo.

Fonte: La Repubblica del 22.9.’06

NB Nell’articolo si riporta, a mo’ di esempio di frase ormai incomprensibile: “Quando è scoppiato il zigzag la zia Berenice è svenuta e sono successe scene da panico andaluso”. Ma Christian Dior, il zigzag?? Cioè negli anni ’50 non valeva nemmeno l’articolo determinativo “lo” davanti a termini che iniziano per “z”? Be’, in fondo era giovanilese…

Prodotti altamente deperibili

Il Cassel’s l’ho comprato nel 2003, l’ho consultato forse un paio di volte, ed è già vecchio!

Stanno per vedere la luce, oltre Manica, ben due dizionari di parole prese dalla strada, ossia di slang giovanile: il primo, in uscita il 17 novembre, è “Cassell’s Dictionary of Slang” di Jonathan Green, che contiene non meno di 12.500 new entries; a ruota seguirà “The New Partridge Dictionary of Slang”, curato da Tom Dalzell e Terry Victor, oltre 65.000 vocaboli raccolti in cinque anni di lavoro.

[…]

Spiegano i curatori dei due nuovi dizionari inglesi che lo slang giovanile nasce e muore più veloce di una meteora: se negli anni Sessanta una parola impiegava 20 o 30 anni per traversare l’Atlantico oggi, grazie a Internet, ci mette non più di 20-30 minuti. E cambiano, le parole dello slang giovanile, anche per questioni di sicurezza: appena vengono beccate dagli adulti, genitori o professori che siano, si bruciano e vengono buttate via, come morte. Riguardo alle principali fonti dello slang di strada, vengono indicati l’hip-hop, il rap e i rappers (Eminem, Goldie Lookin Chain), la striscia di fumetti Viz. E, soprattutto, la contaminazione linguistica: “L’inglese diventa sempre più globale”, spiega David Crystal autore della Cambridge Encyclopedia of the English Language. “Quasi un terzo del mondo lo parla e dovunque nascono varietà di inglese. Oggi si contano quasi 70 nuovi idiomi inglesi: l’inglese-pachistano, l’inglese di Singapore, quello del Ghana o del Caribe: e ognuno ha il suo vocabolario”.

[da qui]