Strike/Streik = sciopero

La mia personale parola del giorno.

Ne stavo scrivendo a un’amica kakanika e a un tratto ho pensato: ma lo streiken tedesco da dove cavolo viene? Dall’inglese, ovvio:

Das Substantiv wurde im 19. Jh. aus gleichbed. engl. strike entlehnt und zunächst auf englische Verhältnisse bezogen. Weitere Verbreitung in Deutschland fand es seit dem Streik der Buchdrucker 1865 in Leipzig, auch setzte sich jetzt langsam die eindeutschende Schreibung mit -ei- durch. Engl. strike gehört zum Verb engl. to strike die Arbeit einstellen, aus dem unser Verb streiken (19. Jh.) übernommen ist. Es bedeutet eigentlich streichen; schlagen usw. und ist mit dt. streichen verwandt. (Duden Herkunftswörterbuch)

L‘inglese, a sua volta…

“concentrated cessation of work by a body of employees,” 1810, from verb meaning “refuse to work to force an employer to meet demands” (1768), from strike (v.). Perhaps from notion of striking or “downing” one’s tools, or from sailors’ practice of striking (lowering) a ship’s sails as a symbol of refusal to go to sea (1768), which preserves the verb’s original sense of “make level, smooth.” Baseball sense is first recorded 1841; bowling sense attested from 1859. Meaning “sudden military attack” is attested from 1942.

Oggi, oggi no.

P.S. Per l’italiano cfr. qui.

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Sweating one’s guts out

Venerdì, due ore: una prima di bravi (ma 26!), una seconda di incontrollabili, e poi due ore due per strappare un paio di parole a colleghi coordinatori di classe in sala insegnanti, inseguire ogni dieci minuti Satrapino nel suo guizzare per la scuola con il magico foglio A3 dell’orario, che dovrebbe essere quello definitivo, ma forse anche no (“No ghe xè gnente de definitivo ne(l)a vita!”), e almeno mezz’ora per riuscire a scovare un fantomatico piano delle attività annuali che nessuno sembrava possedere e poi a fatica rincorrere bidelli da blandire soavemente per ottenere una fotocopia. Portandomi appresso i fogli, perché la scuola non ha carta.

L’espressione calzante per la settimana è:

to sweat (o to work) one’s guts out, lavorare come un mulo; darci dentro (fam.)*

E non per la trasmissione della lingua krukka, che finisce sempre in subordine con mio magno rammarico, ma per la fatica del rapportarsi a bambini, post-bambini e pre-adolescenti. Una folla di possibilità: i piccoli da traghettare verso un metodo di studio meno “maestra-dai-che-giochiamo”, i meno piccoli da contenere nella loro scoperta dell’inesauribile piacere di fare gli sfrontati con gli adulti, per non parlare delle titubanti gioie degli ormoni che si esplicano soprattutto nelle terze. Questo per i “normodotati”, perché poi c’è l’impressionante numero di quelli abnormodotati.  Per esempio, il disgrafico, quello: una volta mi pareva bastasse l’adagio “chi non capisce la propria scrittura è un asino addirittura”. Impera il suffisso “dis”: dislessico, disgrafico, discalcolico (?), dis…Disagi familiari. Disagi comportamentali. Problemi di autostima e autocontrollo. Iperattività. Deficit cognitivo. Problemi di voce. Psicofarmaci. Assistente sociale. Assistente psichiatrico. Alunni non italiani. Alunni che i problemi li creano, perché deve sembrar loro l’unico modo di farsi prendere in considerazione, di *esistere* nello spazio sociale della classe.

* Word of the day del Ragazzini (8.10.2008)

gut A n.

1 (spesso pl.) budella; intestino
2 (pl.) (fig.) sostanza, succo: Let’s get down to the guts of the matter, veniamo al succo della faccenda!;
3 (pl.) (fig.) coraggio; determinazione; risolutezza; grinta; fegato (fig.): to have the guts to do st., avere il fegato di fare qc.; sentirsela di fare qc.
4 (= catgut) budello; minugia; catgut
5 (naut.) gola; stretto
6 (pl.) (fig.) frattaglie (fig.); ingranaggi, parti meccaniche: the guts of a car, gli ingranaggi di un’automobile
7 budello (fig.); canale; strettoia
8 (slang spreg.) pancione
9 (slang USA) cosa facilissima
B a. attr.
(slang) emotivo; istintivo; profondamente sentito; che viene dal di dentro
· gut feeling, sentimento istintivo – gut reaction, reazione istintiva – gut-scraper, strimpellatore di violino – gut-wrenching, sconvolgente; angoscioso – (fam. USA) to bust a gut, fare l’impossibile; fare i salti mortali (fig.); mettercela tutta – (fig.) to feel st. in one’s guts, sentirsi qc. nelle viscere  (slang) to hate sb.’s guts, non poter soffrire q.; avere q. sullo stomaco (fam.) – (fam. USA) to spill one’s guts, vuotare il sacco (fig.); confessare; mettere tutto in piazza – to sweat (o to work) one’s guts out, lavorare come un mulo; darci dentro (fam.) – (fig. fam.) to turn sb.’s guts out, far rivoltare lo stomaco a q.

Gioiosi cacciatori di grembiuli?

M-W’s Word of the Day

to kvell = to be extraordinarily proud : rejoice
Example Sentence
Critics kvelled over the violinist’s triumphant return to the stage where she had made her debut many years ago.

Did you know?
We are pleased to inform you that the word “kvell” is derived from Yiddish kveln,” meaning “to be delighted,” which, in turn, comes from the Middle High German word “quellen,” meaning “to well, gush, or swell.” Yiddish has been a wellspring of creativity for English, giving us such delightful words as “meister” (“one who is knowledgeable about something”), “maven” (“expert”), and “shtick” (“one’s special activity”), just to name a few. The date for the appearance of “kvell” in the English language is tricky to pinpoint exactly. The earliest known printed evidence for the word in an English source is found in a 1952 handbook of Jewish words and expressions, but actual usage evidence before that date remains unseen.

Parola del giorno del Ragazzini

to rejoice
v. i. allietarsi; rallegrarsi; gioire; esultare: to r. in (o at) one’s children’s success, rallegrarsi del (o esultare per il) successo dei propri figli
· (scherz., antiq.) He rejoices in the name of Burley, si chiama Burley; ha il buffo cognome «Burley».

Non sono giorni che zampillano gaiezza, a dire il vero. Ogni mattina vado in una scuola e affronto tre ore di riunioni che mi lasciano spolpata e perplessa. Riunioni. Finora è stato più uno studio di umanità scolastica, oltre a una battaglia persa contro le zanzare tigre.

La tipologia docente va delineandosi. Alcune fisionomie sono così tipicamente professorali che mi chiedo cosa abbiano a casa al posto degli specchi: tipo quella segaligna sotto la camicina bianca, la collanuzza, la gonnelletta al ginocchio, l’immancabile golfino appoggiato sulla gruccia delle spalle, i capelli crespi stretti nello chignon, le labbra di solito sbarrate nella compunzione, gli occhiali proprio da figura tipica, appoggiati con vezzo in fondo al nasone e assicurati dal fine cordino (ma nota di colore, la montatura è verde), perché il mondo possa guatare i grandi occhi spenti e acquosi.

A dire il vero la parola del giorno del Duden è

Schürzenjäger, der (ugs. abwertend)
Mann, der ständig Frauen umwirbt, für erotische, sexuelle Beziehungen zu gewinnen sucht. Beispiel: er ist ein stadtbekannter Schürzenjäger.

Ovvero il cacciatore di grembiuli, uno che corre dietro alle gonnelle, un donnaiolo. Ma dopo lo scenario schizzato sopra, è poco consona al momento attuale. No?

Fed up to the back teeth

fed up
a. pred.

(
fam.) stufo; scocciato; che si è rotto le scatole: I am fed up with you, sono stufo di te; I’m fed up repeating myself, sono stufo di ripetere sempre le stesse cose
·
fed up to the (back) teeth, stufo marcio; arcistufo.

Ah, non dico niente io. Sono soltanto le parole del giorno, questa volta di inglese. Torno agli scatoloni.

Straight-friendly

Stasera, estenuandomi in ricerche di B&B qui (o gites), ne ho trovato uno che mi rassicurava:

While gay owned and operated, XY is straight-friendly, too.

Fortuna! Trovo fantastici questi composti con friendly, paro paro al freundlich tedesco: per cui un hotel in cui i bambini non vengono presi a mazzate in quanto invadenti e fastidiosi sono kinderfreundlich ecc ecc.

Comunque, purtroppo arrivare in pieno Festival del jazz non è di grande aiuto. Almeno riuscissi a comprare i biglietti per Richard Galliano.

Il dùddolo

L’avevo dimenticato: che doodle è il nome degli spesso bellissimi disegnini che circondano o fanno da sfondo alla scritta Google, create dal giovane webmaster Dennis Hwan. Alcuni sono così belli che per un periodo me li sono salvati (poi fortunatamente ho smesso).

Doodle è il disegnino, il ghirigoro, le stupiderie che si disegnano mentre si sta sovrappensiero. Ricordo che un tempo trovavo l’elenco telefonico di mia madre sempre pieno di piante nel vaso, era una disegnatrice compulsiva di piante nel vaso mentre telefonava con quel bel telefono che avevamo, quello grigio a disco, solido e ben piantato, chissà che le frullava in testa.

Google ha indetto un concorso (anche?) presso i giovani di lingua tedesca affinché producano loro un bel doodle sul tema campionati europei 2008. E qui ci sono i finalisti. Io ho votato questo:

Opera del sedicenne Roman Borai, da Hannover. E questo, non è tenero? E’ di una bimba di 5 anni!

Dai, votate anche voi 🙂

P.S. Dùddolo è la geniale proposta che Straffie fa per doodle nel suo senso tecnico, come illustrato dalla di lui figlioletta maggiore.