Empatia

Parola di Duden

Em|pa|thie, die; – [engl. empathy (unter Einfluss von dt. Einfühlung) < spätgriech. empátheia = Leidenschaft] (Psych.): Bereitschaft u. Fähigkeit, sich in die Einstellungen anderer Menschen einzufühlen.

E’ interessante che tra parentesi quadre si dica che la parola viene sì dall’inglese, ma è influenzata dal tedesco Einfühlung, sentire-dentro, sentire dentro l’altro.

E infatti Etymonline dice che empathy è una traduzione di Einfühlung. Quindi il tedesco ha tradotto dal greco (con la sua nota e mirabile plasticità di prefissi e suffissi), gli inglesi hanno tradotto dal tedesco e poi i tedeschi si sono andati a prendere e adattare il Fremdwort. Giri e rigiri di parole.

empathy
1903, translation of Ger. Einfühlung (from ein “in” + Fühlung “feeling”), coined 1858 by Ger. philosopher Rudolf Lotze (1817-81) from Gk. empatheia “passion,” from en- “in” + pathos “feeling” (see pathos). A term from a theory of art appreciation. Empathize (v.) was coined 1924; empathic (adj.) is from 1909.

Co-laudare

Come ha fatto l’antipatico, ipertecnico collaudare, un verbo che puzza di auto, processi e atti burocratici, a saltare fuori da un etimo che sorprende l’utente distratto della lingua: co-laudare, cum-laudare? Una cosa collaudata è una cosa che tutti lodano?

<col-làu-do> s.m.

~ Controllo, verifica dei requisiti tecnologici ed economici di manufatti, di materiali o di impianti in rapporto a una tabella di caratteristiche singolarmente o universalmente prestabilite: c. di macchine fig. Verifica di efficienza o di validità.

(dal Devoto-Oli 2008)

Etimi e paraetimi

Nei vocabolari tedesco-italiano (Sansoni major, DIT), Schickse vale “ragazza di facili costumi”, “sgualdrina”. Ma dal mio contesto era facile capire che c’era sotto una contrapposizione ebreo/cristiano. Il Duden Universalwörterbuch segnala che viene dalla Gaunersprache, il linguaggio della mala, mutuato a sua volta dall’yiddish dove ha il significato di ragazza cristiana, dall’ebraico שיקסע = impuro; repulsione.

In Wikipedia ho trovato:

Schickse stammt vom hebräischen ‘schik(s)’, was ‘Christ’ bedeutet. Im Jiddischen hieß ‘Schickse’ dann ‘Christenmädchen’ und wurde oft als Schimpfwort verwendet.
Schicke deriva dall’ebraico ‘schik(s)’ che significa cristiano. In yiddish Schickse venne a significare poi ragazza cristiana ed era usato spesso con valore ingiurioso. [trad. mia]

La pagina di Wikipedia offre tutta una serie di parole tedesche mutuate dall’yiddish e dall’ebraico. Interessante l’origine dell’augurio Hals- und Beinbruch, alla lettera: rottura di collo e di osso/gamba (!), che io pensavo nello stesso spirito del nostro In bocca al lupo. E invece no:

Hals- und Beinbruch ist ein missverstandener Segenswunsch: hazlacha u berocha (= Glück und Segen), wobei hazlache zu Hals wurde und mit Bein (= Knochen) ergänzt wurde, während berocho (= Segen) zu Bruch wurde.
Hals- und Beinbruch è un augurio interpretato male: hazlacha u berocha (=fortuna e benedizione), dove hazlache è diventato Hals (=collo) ed è stato completato da Bein (=ossa), mentre berocho (=benedizione) è diventato Bruch = rottura. [trad. mia]

Io comunque per fare gli auguri ho sempre preferito toi toi toi, anche questo un augurio tedesco, che poi a ben vedere simboleggia tre sputi, quindi tanto fine non è … ma ogni tanto è meglio dimenticare le etimologie.

Paletti e soldi

Eccitanti misteri etimologici: per esempio, da dove mai i tedescofoni avranno preso paletti nella locuzione alles paletti che significa “tutto ok, tutto perfetto”? Sono fermamente convinti che si tratti di italiano e quando spiego che “paletti” sono “piccoli pali” e nulla hanno a che fare con giudizi di eccellenza, mi guardano sbalorditi e mortificati.

Oggi, mentre mi studiavo il lessico della traduzione di Chandler, ho trovato spesso svanziche nel senso di soldi e lo Zingarelli mi dice: dal tedesco zwanzig (Kreuzer) , ossia i venti soldi che costituivano la lira austriaca

  1. (pop. sett.) lira austriaca avente corso nel Regno lombardo-veneto
  2. (spec. pl. fam. scherz.) denari, quattrini.

Mai sentito dire, da ‘ste parti: qui regnano incontrastati gli schei, al massimo qualche vecchio può ancora dire la bella parola bezzi, molto goldoniana.

NB entrambe le parole sono di origine tedesca!

Schei < ted. scheid.munz, abbreviazione di Scheidemünze, moneta divisionale che si leggeva su alcune monete austriache;

bezzi < ted. svizzero Bätzen “monete di Berna con la raffigurazione di un orso (‘petz’).