Das ist ja Killer!

Altra espressione di ammirazione (lo dice la modella piatta quando vede il seno della modella bambola rifatta).

Frugando ho trovato tutto un “thread” sugli anglicismi in tedesco (DE), dove appunto si definisce “killer = das tollste“.

Ma anche un bel glossario di slang droga (DE): qui un Killer è “Zigarette mit hochwertigem Marihuana“, sigarette con marjuana di alta qualità.

E avendo la pazienza di spigolare in un forum, molte espressioni giovanili in tedesco (DE): Wörterbuch der Jugendsprache 2006, dove per esempio si dice che la pecora viene anche chiamata “maiale con il pullover” (Pulloverschwein: Schaf). Povere pecore.

Imperat in toto regina pecunia mundo, e molte altre cose

Il sito di questo docente universitario dell’università di Marburg è pieno di cose interessanti, per esempio una raccolta di denominazioni, proverbi e modi di dire sul denaro (Geld regiert die Welt, Sebastian FRANCK, Sprichwörter, 1541; => Imperat in toto regina pecunia mundo, Wahlspruch des Herzogs Friedr. v. Sachsen, gest. 1691) oppure una raccolta di idiomi DE-IT oppure una lista di americanismi e anglismi nel tedesco (Sex, Crime und Action: Amerikanismen und Anglizismen im Deutschen)

Ancora anglismi, quelli in tuta mimetica nella boscaglia italiana

[…] parole che abbiamo da tempo preso dall’inglese: ciclostile, draga, drenare, fluorescente, multinazionale, contattare, extraterrestre, viadotto. Sono del tutto mimetizzate, e perciò poco fastidiose, come ad esempio «moviola», con la sua aria di famiglia, anche se in realtà dipende da movie «cinema». E pensiamo al gran numero di «prestiti semantici», che si sono metabolizzati più facilmente di quelle forme affacciatesi nel loro aspetto straniero nudo e crudo. Hanno aggiunto, semplicemente, un nuovo significato a quello che in italiano già avevano. Si copia un modello con materiali lessicali indigeni.

Vedi per esempio l’italiano attrazione «spettacolo» (inglese attraction), o anticipazione, nel senso di notizia in anteprima, o contenitore, programma televisivo (da container). Hanno avuto dunque maggiore possibilità di attecchire nel linguaggio comune, e di non disturbare i puristi, prestiti semantici tipo depressione (americano: depression, Anni 1929-32), e nel significato statistico dell’inglese occurrence, to occur, l’italiano «occorrenza» anziché «ricorrenza».

Moltissimi i calchi di traduzione, quasi irriconoscibili come forestieri. Ne elenco qualcuno, tra i più comuni: alta fedeltà (high fidelity), aria condizionata (air-conditioned), assistente di volo (flight assistant), carta carbone (carbon paper), conferenza stampa (press conference), disco volante (flying saucer), effetto serra (greenhouse effect), forno a microonde (microwave oven), fuga dei cervelli (brain drain), fumo passivo (passive smoking), fuorilegge (outlaw), gratta e vinci (scratch and win), lista d’attesa (waiting list), luna di miele (honeymoon), pagine gialle (yellow pages), penna stilografica (americano: stylographic pen), tavola rotonda (round table), uomo della strada (man in the street).

fonte: Parole in corso di G. L. Beccaria, Tutto Libri de La Stampa in edicola sabato 12/08/06

Come ti ripulisco la lingua dalle scorie straniere

Trovo su Il Giornale un articolo di sicuro interesse (la notizia è ripresa anche dallo Spiegel online – DE):

Ahmadinejad cancella la pizza dal vocabolario
di Massimo M. Veronese

Un po’ di tempo fa ci avevano provato anche da noi. Vocabolario autarchico, senza termini stranieri. Quattromila parole bollate come «barbarismi» furono deportate dal dizionario. Una specie di pulizia etnica dell’italiano corrotto. Così film diventò pellicola, roulotte si trasformò in carovana, chaffeur si cambiò in autista. Persino l’Inter si milanesizzò in Ambrosiana e il Milan fu corretto in Milano. Era il 1938, anno XVI dell’Era fascista. Quasi settant’anni fa.

Ma un grande futuro alle proprie spalle adesso ce l’ha anche il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad che ci ha restituito un altro pezzo di passato cancellando, come se il tempo si fosse fermato, tutte le parole straniere, peggio, molto peggio se inglesi, dal vocabolario persiano. Ha infatti ordinato alle agenzie governative, ai quotidiani e a tutti gli organismi della cultura iraniana di tradurre in lingua farsi qualsiasi parola straniera diventata di uso comune. Lo giura sul Corano un portavoce dell’Accademia della lingua e della letteratura farsi, precisando che Ahmadinejad ha disposto che le parole proibite vengano rimpiazzate con termini, come dire, equipollenti. A sorvegliare che non si sfugga alle nuove regole ci sarà pure una specie di polizia sulla parola il Farhangestan Zaban e Farsi, organismo di controllo per il linguaggio. Tra le parole bandite attenzione, perchè c’è pure la nostra italianissima pizza, appena sopravvissuta all’ostracismo tedesco degli ultimi mondiali. Se dovesse capitarvi di entrare in qualche ristorante di Teheran non vi sbagliate: o ordinate un «pagnotta estensibile» ai quattro formaggi o un «pane elastico» alla diavola, specialità al salamino piccante ancora non convertita in «Grande Satana». Se la volete ai wurstel vuol dire che ve le state andando a cercare.

Ma la pizza non è l’unica vittima: sono già più di 2mila le parole che devono essere espulse dal paese. La chat diverrà una «breve conversazione», una cabin sarà rinominata «piccola stanza», «l’elicottero» sarà trasformato in «ali rotanti», un po’ alla Ufo Robot.

Tutti termini che finiranno nelle nuove edizioni dei libri scolastici e che, in una società come quella iraniana che usa quotidianamente il francese e l’inglese, saranno seppelliti da una risata. Il quotidiano Hambestegi dice che da anni il governo è impegnato «ad educare la popolazione a parlare in maniera corretta». Certo se uno ordina «pane elastico gorgo e cipolla» mica si può lamentare poi se parla come mangia…

I forestierismi nel tempo

È possibile leggere un dizionario come se fosse un romanzo o un saggio o Topolino? Certo, ed è un sintomo di autentica lessicomania.

È quel che vo facendo con G.S. Carpitano – G. Càsole, Dizionario delle parole straniere in uso nella lingua italiana, Mondadori, Milano 1989.

Diciassette anni in una lingua sono un lasso di tempo davvero lungo e di questa distanza ci sono diverse tracce. Per esempio, trovo un numero di francesismi superiore a quelli usati attualmente nella stampa, almeno a mio orecchio. Chi usa più espressioni come cochon, gagne-pain o pis-aller?

Cochon: porco, maiale, suino. Triviale. “Condannato il fotografo cochon” (La Stampa), “Hanno sequestrato tutto l’equipaggiamento del teatrino cochon” (L’Espresso)
Gagne-pain: mezzo di sostentamento. “Articoli firmati da scrittori e giornalisti illustri, fatalmente redatti con l’animo di chi svolge un compito a titolo di mero gagne pain” (Nello Ajello)
Pis-aller: ripiego. “La letteratura non è un pis aller, non è il surrogato di un’esperienza mancata” (Gianfranco Contini) [la frase andrebbe meditata]

Anche i derelitti germanismi mi sembrano superiori all’uso attuale. Se cerco Quersprung (che qui è definito come: sport., arresto dello sciatore che curva bruscamente, compiendo un piccolo salto, sulla festra) in Google (scegliendo la lingua italiana), trovo un’unica occorrenza: nella Treccani.

Quersprung: s. m., ted. [comp. di quer “trasversale” e Sprung “salto, balzo”; propr. “scatto di traverso”] (pl. Quersprünge): Nello sci, l’arresto o anche la curva eseguiti girando di scatto il corpo verso destra e sollevando gli sci dalla neve con un piccolo salto.

È anche vero che il modo di sciare è cambiato dopo l’introduzione degli sci sciancrati (ah, termine così elegante!), mi dicono. Bisognerebbe chiedere a Rocca.

Alcuni anglicismi sembrano aver fatto il loro tempo, p. es. doomwriter:

doomwriter [comp. di doom “rovina, distruzione” e writer “scrittore”] scrittore di catastrofi, con rif. a scrittori e giornalisti che nei loro scritti fanno previsioni catastrofiche.

E sì che di questi tempi ai doomwriters non mancherebbe l’ispirazione…

Streaker

In momenti come questi mi piacerebbe avere la TV. E’ tristino seguire i festeggiamenti di chiusura delle Olimpiadi via Repubblica.


Mi consolo con il lessico.
21:03 Streaker nello stadio: “Mi consenta”

Una donna nuda che tentava di correre verso il centro dello stadio, è stata bloccata dagli uomini della sicurezza. Teneva in mano un grosso striscione sul quale aveva scritto “Mi consenta”, evidentemente copiando l’intercalare spesso usato dal presidente del consiglio Berlusconi

Non avevo ancora letto un anglicismo per i folli che si spogliano in occasioni di assembramenti sportivi et simili. Ignoranza mia, Google dà un sacco di occorrenze.

streaker: someone who takes off all their clothes and runs naked through a public place (Wordnet)
to streak: : to run naked through a public place (Merriam Webster)

Forestierismi che cambiano

Leggere i dizionari come fossero un romanzo. Sto appunto macinando G.S. Carpitano – G. Càsole, Dizionario delle parole straniere in uso nella lingua italiana, Mondadori, Milano 1989.

Diciassette anni in una lingua sono un lasso di tempo davvero lungo e di questa distanza ci sono diverse tracce. Per esempio, trovo un numero di francesismi superiore a quelli usati attualmente nella stampa, almeno a mio orecchio. Chi usa più espressioni come cochon, gagne-pain o pis-aller?

Cochon: porco, maiale, suino. Triviale. “Condannato il fotografo cochon” (La Stampa), “Hanno sequestrato tutto l’equipaggiamento del teatrino cochon” (L’Espresso)
Gagne-pain: mezzo di sostentamento. “Articoli firmati da scrittori e giornalisti illustri, fatalmente redatti con l’animo di chi svolge un compito a titolo di mero gagne pain” (Nello Ajello)
Pis-aller: ripiego. “La letteratura non è un pis aller, non è il surrogato di un’esperienza mancata” (Gianfranco Contini) [la frase andrebbe meditata]

Anche i derelitti germanismi mi sembrano superiori all’uso attuale. Se cerco Quersprung (che qui è definito come: sport., arresto dello sciatore che curva bruscamente, compiendo un piccolo salto, sulla festra) in Google (scegliendo la lingua italiana), trovo un’unica occorrenza: nella Treccani.

Quersprung: s. m., ted. [comp. di quer “trasversale” e Sprung “salto, balzo”; propr. “scatto di traverso”] (pl. Quersprünge): Nello sci, l’arresto o anche la curva eseguiti girando di scatto il corpo verso destra e sollevando gli sci dalla neve con un piccolo salto.

È anche vero che il modo di sciare è cambiato dopo l’introduzione degli sci sciancrati (ah, termine così elegante!), mi dicono. Bisognerebbe chiedere a Rocca.

Alcuni anglicismi sembrano aver fatto il loro tempo, p. es. doomwriter:

doomwriter [comp. di doom “rovina, distruzione” e writer “scrittore”] scrittore di catastrofi, con rif. a scrittori e giornalisti che nei loro scritti fanno previsioni catastrofiche.

E sì che di questi tempi ai doomwriters non mancherebbe l’ispirazione…