E la zeta?

La postilla sul buono Stalin è sempre lì, irresoluta. L’altro ieri ho accennato al mio dubbio con delle amiche che mi hanno guardato come se il sole m’avesse fatto male alla testa. Forse non a torto. Ma io non ho requie e non ho ancora scritto a Beccaria.

Non bastasse, ne ho una nuova. Nel finesettimana, sotto il nuvolicchio che mi ha ustionato, ho letto un po’ di libri: per esempio, questo, e poi questo. Nel secondo, sempre del fior fiore dell’editoria italiana, ho trovato:

[…] avrei portato Irene a tutti i cortei, appesa nel marsupio, facendola ballare dietro il camion dei Zezi.

Il gruppo non lo conoscevo, mi sono informata. E non so nemmeno abbastanza di fonetica napuletana per sapere come si pronuncia la zeta iniziale. Ma perché non “degli Zezi”?! Dopo la “s” impura, anche la zeta va allentando i suoi rapporti con lo/gli? Fonetista napoletano cercasi.

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Il buono Stalin

Non suona?

Nemmeno a me, se proprio devo dirla tutta. Però è da quando stamane ho visto il titolo di questo libro che mi frulla il dubbio in testa. Ci vorrebbe la “o”, visto che st- è un nesso che la richiede? Ci vuole, o forse no? O forse sta sparendo la regola? In tempi di apertura totale e mancanza di pudore, ti pare che possa esistere ancora l’esse impura! Per esempio, qualche mese fa ho letto questo, stesso fior di casa editrice, e c’era proprio qualcosa come “buon scrittore” o roba del genere.

Se apro lo splendido Dardano-Trifone, sotto TRONCAMENTO (sezione: Fonetica sintattica):

Il troncamento è la caduta della parte finale di una parola.
A differenza dell’elisione, che si può avere soltanto quando la parola successiva comincia per vocale, il troncamento si può avere anche quando la parola che segue comincia per consonante, purché non si tratti di s preconsonantica (s impura), z, gn, x, ps: un tavolo, bel posto, MA: uno stivale, bello zaffiro.

Cercando in Google come grande corpus, della lingua scritta e parlata (forse più parlata, data la preminenza di blog), trovo:

buon scrittore: 3920 hits
buono scrittore: 2360 hits

buon studio: 11.000 hits
buono studio: 72.900 hits (qui però c’è da segnalare che molte occorrenze sono date dall’unione della parola buono, inteso come sostantivo, e studio, ossia sovvenzione allo studio o analogo)

Sfruconando nel web trovo il quesito posto a De Rienzo, Scioglilingua, Corriere, e la sua risposta non mi piace per nulla, perché (e non è la prima volta) la trovo sbrigativa e apodittica:

Buon o buono studio?
Mi sono sempre chiesto la forma più corretta per augurare un sereno studio. Si dice “Buon studio” o “Buono studio”? […]
Salvo Ruscica

“Buon studio” e “buono studio” sono tutte due forme ammesse dalla grammatica.

Due parole di spiega non avrebbero guastato.

Non mi resta che mandare una e-mailina a Beccaria. Egli lo sa senza fallo. Spiegarlo, però, sembra essere un altro paio di maniche.