I problemi delle penne

Mi rendo conto che non c’è oggetto scolastico più linguisticamente problematico della penna. Una penna, che sembra così innocua! Una normale penna a sfera, una bic, una biro!

Bene. Se lo insegno in Italia, evito sempre di dire che la parolona Kugelschreiber viene solitamente abbreviata in Kuli perché non sopporto le risatelle continue che accompagnano la scoperta.

Ora mi trovo ragazzetti che ridono davanti alla parola “penna”. E ora che succede? Bene. Se la loro penna agli orecchi italiani suona come il plurale di una parola facilmente intuibile, “penna” agli orecchi tedeschi suona come Penner, barbone, senzatetto, povero disgraziato degno del dileggio studentedesco.

Ilarità assicurata.

Malattie professionali ed eponimi

Conoscevo il gomito del tennista (che poi vedo chiamarsi “epicondilite”) e il ginocchio della lavandaia (“borsite prerotulea”), oggi sul Corriere si scriveva della “frattura dell’amante“.

Confesso di aver pensato a qualcosa di più lascivo.

Trattasi invece di

frattura del calcagno. Nei secoli scorsi, infatti, era un infortunio piuttosto comune fra gli amanti che, sorpresi dal ritorno a casa inaspettato del marito, non avevano altra via di fuga che il balzo fuori dalla finestra.

Incuriosita, mi sono accorta che il Corriere aveva già dedicato un articolo al tema “eponimi” due anni fa, spiegando innanzi tutto cosa sono gli eponimi:

gli eponimi, cioè il «mettere il nome sopra» (dal greco «epi») alle denominazioni scientifiche delle malattie. […] Gli eponimi rendono tutto più semplice e immediato, persino la percezione di ciò che serve per curare il problema in questione. Borsite prerotulea evoca chissà quali complicati trattamenti, ginocchio della suora, invece, magari fa prima venire in mente che, per cominciare, si potrebbe cominciare col mettere un cuscino sull’inginocchiatoio. Sia detto per inciso, per eponimo, si intende di solito il nome di una persona (Alzheimer, Parkinson eccetera) per definire una malattia, e non di una professione o d’altro, però per comodità espositiva usiamo il termine «eponimo» con entrambe le accezioni.

E poi attualizza gli eponimi facendo riferimento a nuovi mali:

Non a caso , accanto alla lombalgia del camionista, un ‘artrosi alla parte bassa della schiena particolarmente diffusa fra chi guida per lunghe ore i Tir (ma anche fra i motociclisti) si trova anche il celeberrimo gomito del tennista (epicondilite omerale) probabilmente il più celebre eponimo sportivo, ma non il solo. Anche se meno famosa, fa infatti la sua bella figura anche la spalla del nuotatore, e probabilmente è in attesa di apparizione qualche definizione adatta per le piccole «grane» di sport emergenti come lo snowboard (caviglia del surfista?) o il golf (schiena da swing?).

TECNO-EPONIMI – Quella che invece è già comparsa «alla grande» entrando dalla porta principale (una pubblicazione nientemeno che sul prestigiosissimo New England Journal of Medicine) è la Wiite, cioè una sofferenza della spalla cui può andare incontro chi fa un uso spropositato dell’ultima console per videogames Nintendo (la Wii appunto), che permette di interagire col televisore. L’ha segnalata un medico , sottolineando che la sua tendinite acuta isolata dell’infraspinato destro era una condizione compatibile, per esempio, con un’attività sportiva non appropriata a un individuo scarsamente allenato.

E si propone la “polsite da mouse” (al posto di sindrome del tunnel carpale), di cui ho sofferto pure io in un periodo di traduzioni senza sosta,  e si fa accenno a “Black berry, che ha sdoganato un «brandizzato» pollice da Blackberry, che affligge chi esagera con i messaggini”.

Chi si squaglia non quaglia

Sta tutto nella testa. La mia ha deciso di liquefarsi e lasciarmi in asso proprio quando la gran caldazza è stata finalmente mitigata da un gran temporalone, e anche il corpo le sta dietro, come se qualcuno, nella notte, mi avesse sfilato la colonna vertebrale.

A proposito, la parola del giorno dello Zingarelli di ieri era proprio “squagliare” di cui non sospettavo la parentela con “cagliare” e tantomeno con “quagliare”.

squagliare /skwaʎˈʎare/
[da quagliare, con s- ☼ 1250 ca.]
● Liquefare, sciogliere, fondere: il sole squaglia la neve.
B squagliàrsi v. intr. pron.
1 Liquefarsi, sciogliersi: la neve al sole si squaglia.
2 (fig.) Andarsene furtivamente, svignarsela: al momento di pagare si sono squagliati | Anche nella forma squagliarsela (con valore intens.): il ladruncolo è riuscito a squagliarsela.

Squagliare è formato con s- privativa da quagliare che conoscevo nel senso di “aver successo, farcela” ed è una forma alternativa di cagliare.

quagliare /kwaʎˈʎare/
[var. antica di cagliare (2) ☼ av. 1580]
v. intr. (io quàglio; aus. essere)
1 (centr., merid.) V. cagliare (2).
2 (fig.) Giungere a compimento, concludersi positivamente.

cagliare (2) / kaʎˈʎare/ o quagliare
[lat. coagulāre. V. coagulare ☼ av. 1336]
A v. intr. (io càglio; aus. essere)
● Rapprendersi a causa dell’acidità del caglio aggiunto, detto del latte.
B v. tr. ● Far rapprendere: poi col presame cagliò la metà di quel candido latte (G. Pascoli).

Ma è da notare che cagliare nel senso caseario è indicato quale seconda accezione. La prima, un’accezione tuttavia morta, è un prestito dallo spagnolo (sempre sia maledetto) e nel suo senso di “perdersi d’animo” chiude il cerchio alla meraviglia.

cagliare (1) / kaʎˈʎare/
[sp. callar ‘tacere, dissimulare’, dal lat. parl. *callāre, dal gr. chaláō ‘io lascio andare’ ☼ av. 1543]
v. intr.
1 Perdersi d’animo, allibire.
2 Tacere.

Bislacco

Adoro la parola del giorno di oggi manata dallo Zingarelli – ed è ancora più bella la versione popolare, che però è data per defunta e in effetti non l’ho mai sentita né letta:

biṣlàcco o (pop.) † ṣbillàcco
[vc. espressiva, di orig. oscura ☼ 1608] agg. (pl. m. -chi) Stravagante, strambo: cervello b.
|| biṣlaccaménte, avv.

Luridume

lurido
[vc. dotta, lat. luridu(m), da luror ‘colore giallo-verdastro’, di etim. incerta; av. 1498]
agg. * Disgustosamente sporco, sozzo, schifoso: vestito lurido | (fig.) Turpe, sordido, spregevole: gente lurida.

lurid
Etymology: Latin luridus pale yellow, sallow Date: 1603
1 a
: causing horror or revulsion : gruesome b : melodramatic, sensational; also : shocking <paperbacks in the usual lurid covers — T. R. Fyvel>
2 a : wan and ghastly pale in appearance b : of any of several light or medium grayish colors ranging in hue from yellow to orange
3 : shining with the red glow of fire seen through smoke or cloud

Mi parrebbe dunque che l’esordio dell’odierno articolo di Repubblica sia stato redatto un po’ di fretta:

LONDRA – Il padrone di casa del G8, il summit dei grandi della terra che si tiene la settimana prossima all’Aquila, ha “tanti luridi scandali” domestici: ma il più grosso dovrebbe essere il suo rifiuto di riconoscere i problemi economici dell’Italia. (da)

The host of the G8 summit, Silvio Berlusconi, faces many lurid scandals at home. But the biggest should be his refusal to accept the extent of Italy’s economic woes (da)

Farsi bagnare il naso

Stasera, ascoltando questa su RaiRadio3, Crespi parlava di non so più quale film che avrebbe forse dovuto essere proiettato prima a Venezia che a Cannes, insomma, “mi sa che Venezia si è fatta bagnare il naso”.

Mai sentito né letto! Frugando in rete ho trovato questo:

L’origine dell’espressione è piuttosto brutta! Nelle antiche scuole torinesi, il maestro chiamava il discepolo più bravo perché bagnasse, col dito intinto nella saliva, il naso del compagno che aveva commesso un grave errore. Talvolta era lo stesso maestro che compiva questa bella funzione.

Igitt!!!

Correttori

Korrekturstift

ma non questo

Accidenti!

Trattasi dell’evoluzione tecnologica di quanto ai tempi si chiamava “bianchetto“, bottiglina e pennelluccio – questo fa un rumore tric-tric tric e produce delle striscioline di materiale bianco coprente.  Sul sito di una nota marca krukka  si dice che è un correttore roller (roller comfort o comfort roller, traduttore indeciso? per quello più compatto riprodotto qui sopra, roller pen quello più allungato).  In tedesco allora sarebbe Korrekturroller.

MA qui mi si dice che è un bianchetto a nastro e in tedesco Korrekturband-Spender.

E Korrekturflüssigkeit? Leggo sul blog di un Monsieur Fischer svizzero e francofilo:

Tipp-Ex: Wer sagt schon Korrekturflüssigkeit? Niemand, die französische Firma BIC wird es freuen, weltweit ist ihre Marke ein Begriff.

Cospetto!

La nostalgia, tinta sempre di satira, dei nonni umbertini trova però l’espressione più felice nel vocabolario approntato da Longanesi. Capace di trasformare in archeologia il linguaggio persino degli anni venti, allorché, ritagliando brani giornalistici, cronaca politica, annunci matrimoniali o ricette di cucina, era riuscito a fissare i contorni di un tempo da poco trascorso (nel numero monografico Dopoguerra, settembre-ottobre 1938), ha certo miglior gioco con i luoghi comuni della Terza Italia. Cosa sopravvive di quel linguaggio? Le esclamazioni per esempio: Caspiterina! Cospetto! Cribbio! Buon Dio di Francia! Perdirindina”… e i latinismi Frangar non flectar, Busillisi, Fate vobis, More solito, Non plus ultra, Bononia docet, Per aspera ad aspra, Vis comica… oppure i prestiti della vicina Francia: Escamotage, Farceur, Fisique du role, Livresque, Va sans dire… Quindi i connotati del muliebrismo: Chioma fluente, Collo niveo, Denti eburnei, Labbra tumide, Occhi vellutati, Pallore spettrale… insieme con ogni sorta di luogo comune. Modi di dire: La mosca al naso, Le stanche membra, Non ho parole, Modestia a parte, Sotto mentite spoglie, Spremersi il cervello, Volere o volare…, poi Araba fenice, Spada di Damocle, Ultima Tule, Umbria Verde, Abruzzo forte e gentile…; coppie obbligate aggettivo-sostantivo: Amare lagrime, Caso patologico, Fede adamantina, Fato ineluttabile, Gioia ineffabile, Grassa risata, Incipiente pinguedine, Ingegno enciclopedico, Meditazioni vagabonde, Mente indagatrice, Nobile gara, Ridda vertiginosa, Raggio vivido, Pallida idea, Voli pindarici… e locuzioni metaforiche di cui si fornisce un elenco interminabile che vale le caricature longanesiane: Colpo d’ala, Irto di difficoltà, Mare d’ametista, Nuovo di zecca, Pozzo di scienza, La voce della passione, Lo strazio dell’anima, Le scorie del passato, La luce di un sorriso, Le vette del pensiero, Il richiamo dei sensi, Il filo della vita, Il fiore carnale, Il tumulto delle passioni, Offrire il fianco alla critica, Trascinati dal vortice, Una sentina di vizi

Da M. Andreoli, Leo Longanesi, Il Castoro, 1980, p. 68 segg.

Deutsch oder Italienisch?

– Prof!!
No prof!
– Sì…fraulerin
Dimmi
– Ho dimenticato il quaderno…
E io il libro.
Io non ho fatto i compiti.
Io ho sbagliato a copiare l’orario.
Io non trovo le fotocopie.
Io ho sbagliato quaderno.

Ok, oggi sarò ancora malleabile, ma dalla prossima inizio con le segnalazioni.

Pro…no, frau leriri, cosa vuol dire malleabile?