1 Bussi = 1 €

Ieri sera, nella Kneipe dove andiamo spesso C. e io, ragazze che ieri si sono accorte di essere amiche a distanza (Fernfreundinnen?) da undici anni ormai, c’era uno Junggesellinnenfeier. La Kneipe è in pieno centro, è un posto di legno chiaro, grosse e ottime birre, tavolozzi comunitari e ganci per attaccarci le giacche quando c’è una tale ressa che il concetto di “il mio tavolo” scompare in mezzo alle volute di fumo e ai vortici di risate.

Lo Junggesellinenfeier corrisponde grosso modo al nostro “addio al nubilato”; ieri prevedeva una ventina di ragazze lungo l’arco della ventina, accomunate da una cravatta regimental con bollino identificativo, attorno alla nubenda che invece al collo aveva una lavagnetta con la scritta:

Ein Bussi = 1 Euro
Ein Schnaps = 1 Euro
Ein Stück Torte = 2 Euro

Ovvero:

Un bacio = 1 euro
Una grappa = 1 euro
Una fetta di torta = 2 euro

L’addio al nubilato kakaniko contempla dunque non solo lazzi e frizzi e stoviglie rotte che la nubenda deve raccogliere nel generale diverimento, ma anche un’opera di coinvolgimento di tutto il locale. Ogni uomo presente nel locale è invitato a baciare la promessa sposa e a versare l’obolo corrispondente. Se poi vuole, dopo la grasse risate che accompagnano il bacio, può farsi un grappino e contribuire ad aumentare l’atmosfera selvaggia.

“Be’, non si sposa domani”, ha commentato C. con una risatina. “Domattina sarà ancora sbronza.”

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Euro2008!

Due sere fa, che goduria: poltrona Ikea dal nome irricordabile, ciotola di riso integrale condito con le verdurine e bottiglia d’acqua (la versione salutista di popcorn e coca) e Deutschland-Polen!

Tanto più che si giocava in quell’angolo di Kakania a me tanto caro. Lo stadio costruito ad hoc è vicinissimo a dove vivo d’estate: l’ufo, lo chiamavano in tono derisorio, e in effetti assomiglia a una enorme nave spaziale atterrata all’improvviso in mezzo alle miti case kakanike.

Ieri sera invece ho stirato per tutto il primo tempo e vedi che disastro, a stare disattente. Questa volte le verdurine le hanno mangiate gli arancioni:

Meglio tornare al lessicale. Il Duden è attento al Fußballjargon, in questi giorni:

ballverliebt [parola del giorno del 7 giugno 2008]
(Adj.) (Fußball Jargon) dazu neigend, den Ball (aufgrunde einer guten Balltechnik) zu lagen selbst zu führen, zu spät abzuspielen.
Zum Beispiel: ein [allzu] ballverliebter Spieler.

Letteralmente, innamorato del pallone, un giocatore che dimentica di passare, insomma. E come si dirà?

Goalie, Goali, der, -s, -s [parola del giorno dell’8 giugno 2008]
(engl. goalie) (schweiz. Sport) Torhüter

Gli svizzeri chiamano il portiere con un termine inglese, goalie. In italiano? Mah.

Auflaufkind, das [parola del giorno del 9 giugno 2008]
(Fußball) Kind, das beim Einlaufen einer Fußballmannschaft mitgenommen wird und vor Beginn des Spiels das Spielfeld wieder verlässt.

I bimbetti che arrivano sul campo prima della partita, hanno un nome?? Leggo che trattasi di termine di recente acquisizione nel Duden (2006).

Ci torno.

Leiwand!

Ieri sera mi sono vista un film austriaco sull’orrido mondo delle modelle – di categoria B, quelle senza speranze, quelle fatte di coca e rifatte in maniera grottesca a somigliare a bambole di gomma, quelle che vomitano ogni mattina e si pesano tre volte al giorno, quelle che si vendono a vecchi fotografi di dubbia fama pur di finire su una copertina. Il tutto in una Vienna livida o notturna, discotesche e strade e interni tristi di abitazioni mediocri. Con molti silenzi gravidi di alcol, di pensieri confusi. Il resto, viennese.

Per esempio, “das ist leiwand“, ripetuto ossessivamente. In queste parti della Kakania non ho ho mai sentito “leiwand“, piuttosto “cool” o “super” o “toll”:

Leinwater:
Leinwandhändler, auch: Leinweber; aus: ,,Leinwand” hat sich der Begriff ,,leiwand” = schön, im wienerischen Dialekt entwickelt; auch für: toll, wunderbar, wunderschön

(qui)

O il prefisso ur- come rafforzativo: ur-groß, ur-teuer, anche un simpatico “ur-bitchy“.

Ecc ecc.

Sitografia “Wienerisch”
Voce Wienerisch in Wikipedia
Sprechen Sie Wienerisch? – Ein kleines Wörterbuch
WIEN – Wienerisch Wörterbuch (Vienna24)
Glossar mit Begriffen aus der Mundart bzw. Maße und Einheiten vom 19. Jahrhundert (parziale, per poter consultare tutti i 1200 termini a pagamento)
Österreichische Wörterbuch (836 termini)

Achtung Geisterfahrer

Ecco un’altra parola intraducibile, se non con una perifrasi, che indica una discrepanza di fatto tra Italia e Austria/Germania: Geisterfahrer.

Ricordo la prima volta che l’ho sentita, alla radio: Geisterfahrer auf der Autobahn, Geisterfahrer in autostrada. Al tempo non avevo con me alcun vocabolario italiano-tedesco o tedesco-tedesco, non per alterigia ma per il fatto che viaggiavo solo in treno e i vocabolari, com’è noto, pesano non poco. Non potendo controllare, ho cercato di ricostruire la parola raffrontandola ad altre simili che conoscevo: Geisterschiff, nave fantasma, Geisterstadt, città fantasma, e mi sono fatta l’immagine di un’auto da film dell’orrore, piena di ragnatele e pipistrelli e con una creatura ricoperta da un lenzuolo al volante.

In effetti, il Geisterfahrer è colui che imbocca l’autostrada nel senso di marcia sbagliato (ed è quindi destinato a diventare presto un fantasma!) In italiano la traduzione (DIT) è:

automobilista che ha imboccato l’autostrada contro mano.

In inglese:

person driving on the wrong side of the road or the wrong carriageway.

In italiano il concetto non esiste perché – credo – il numero di persone che percorrono un’autostrada contromano sia minimo, mentre qui in Austria sento allarmi alla radio quasi ogni giorno. All’inizio mi stupivo, poi ho capito: in primo luogo, le autostrade non hanno un casello come noi e i locali acquistano la cosiddetta Vignette, un adesivo da incollare al parabrezza e che permette di usare tutte le autostrade austriache per rispettivamente 10 giorni, 2 mesi o un anno (ci sono però eccezioni: l’Europabrücke per andare a Innsbruck, 8€ di salasso ogni volta che si passa, e qualche altra galleria molto trafficata)

In secondo luogo, le entrate e le uscite sono sempre vicinissime, in maniera talmente subdola che quando è buio e non si conosce bene la strada, bisogna sfoderare almeno quattro-cinque paia di occhi per essere sicuri che non si è sul punto di imboccare il senso sbagliato.

Glück und Glas / Felicità e vetro

Villach (Villaco), operosa città a circa trenta chilometri dal confine tra l’Italia e la Kakania, è noto per il suo Kirchtag, la sagra annuale in cui è di rigore strafarsi di birra e ingozzarsi di polli arrosto o Bratwurst.

Uno dei dettagli della città che ricordo più di frequente è un’espressione di saggezza da pensarci letteralmente sopra. Chi si sposa allo Standesamt (anagrafe) prima di entrare nell’ufficio deve camminare lungo non un tappeto rosso, ma un “tappeto” di lastre di vetro in cui è inciso a ripetizione un detto popolare:

Glück und Glas, wie leicht bricht das.

La felicità/fortuna e il vetro, com’è facile che si infrangano.

Saggezza valida non solo per chi sta per compiere il fatal passo…

[Nota del 2008] A margine, il cosiddetto Rosenläufer è opera dell’artista Cornelius Kolig. Kolig, classe ’42, è pittore, scultore, creatore di arte oggettuale e installazioni. Nipote d’arte, visto che il nonno era il pittore Anton Kolig, pittore postespressionista facente parte del cosiddetto Circolo di Nötsch (Nötscher Kreis).
Nel 1998 Haider lo apostrofò come Fäkalkünstler (sapendo che Künstler vuol dire artista, devo tradurre Fäkal? Magari no). Quando nel 2006 Kolig ottenne il Grande Premio del Land della Carinza, l’artista si presentò con un bel paio di pinze in modo da evitare il contatto con il governatore.