Tifa con noi!

Temo che a volte nell’insegnamento dell’italico idioma mi manchi un po’ di entusiasmo.

Non l’entusiamo per la lingua, quella c’è, fortissimo, ma per l’Italia. Non riesco davvero a convincermi che il Bel Paese sia quello per cui smaniano letteralmente tre quarti dei corsisti: ragazzine invaghite dei maschi italiani, perché sono “tutti bellissimi” (uhm…), matrone innamorate dell’arte, nonne pazze per la cucina italiana e via decantando.* Allora cerco di fingere, di recitare. Preparo materiale sulle Olimpiadi e faccio il teatrino della tifosa azzurra. Guardate come siamo bravi, 8 medaglie, e le donne poi, scherma, judo…

Poi leggo che queste stesse donne s’attaccano come pidocchiette alle tasse e mi cade anche il simil-teatrino. E poi leggo delle comode prigioni della mia cara Maria-Luigianesca città, dell’amore per il lavoro dei dipendenti delle ferrovie (e poi qualcuno osa dire che il provvedimento è troppo duro?)…

Entro domattina devo trovare qualcosa per rimettermi in faccia il cerone dell’italiana spensierata. E magari anche una parrucca tricolore.

* In verità c’è sempre anche qualcuno che pone domande imbarazzanti del tipo: “Che ne dici di Berlusconi? ” “Cosa pensi del sistema sanitario italiano (!!)?” Rara avis, comunque.

Annunci

What’s your name?

Nel pomeriggio sono andata in centro (in die Stadt, dicono loro). Mentre attendevo il verde a un incrocio pedonale, ho notato che dall’altra parte attendevano tre splendidi esemplari maschili,  biondi, giovani, e parecchio aitanti, a torso splendidamente nudo e splendidamente glabro. Sopra i capezzoli avevano tatuato il marchio del gestore telefonico austriaco che sponsorizza il torneo di beach volley, l’eventone di questo finesettimana. E sotto, sui tonici addominali, il primo aveva scritto what’s, il secondo your, e il terzo name?

Volevo corrergli incontro e dire: Ilsa, Ilsa! My name’s Ilsa!

Ma poi ha vinto la decenza.

A proposito di nomi e di sport. Stavo ascoltando or ora una trasmissione sulla seria e colta Ö1, più o meno la RaiRadio3 austriaca, sulle Olimpiadi in Cina. Da quando Pechino è stata scelta, va di gran moda chiamare i figlia Olimpia. Femminile o maschile, hanno chiesto. Neutro, hanno risposto. Un’infermiera spiegava che i cinesi amano dare i nomi legati a eventi importanti. Per esempio, Staatsgründung, spiegavano in traduzione.

– Ciao, come ti chiami?
•Fondazione dello stato.