Un lettore

Un lettore

di Peter Horst Neumann

Prigioniero, perduto, protetto
nel ventre della balena.

La conversazione simulata,
la conversazione con te stesso:
ogni risposta in veste di domanda.

Vomitato il quarto giorno,
al quinto di nuovo pronto
a darti prigioniero

nel libro, caro Giona, nel libro.

da qui, traduzioncina mia.

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Meno o più di quanto volessi

ho un tetto sulla testa
scarpe ai piedi
burro per il pane
ho un tavolo
una sedia e un letto
ho un padre morto
una madre morta
avrò un fratello morto
ho avuto cose buone
molto buone
non così buone
ho avuto tempo
poco tempo
molto tempo
ho avuto una vita
ho avuto un uomo
che mi ama
quel che ho avuto
che cosa ho avuto
quel che ho annotato
ho avuto di più
ho avuto di meno
avuto cosa, poi

L’originale di questo scarno inventario esistenziale  si trova qui: è una lirica della poetessa berlinese Anna Jonas.

A proposito di fulmini…

Ecco, arrivato l’autunno, pieno ottobre in quanto a temperature. E poi pioggia torrenziale, tuoni e fulmini. Ci si salvi con le metafore.

Se quel tipo è un fulmine

GIAN LUIGI BECCARIA
Mi è capitato di sentire un’espressione dialettale incantevole per designare la pupilla: angelo dell’occhio, angioletto. Metafora bellissima, già contenuta nel diminutivo latino pupilla, «bambolina, bambina», vale a dire la piccola immagine che nella pupilla si riflette rovesciata. È una delle tante che costellano la lingua comune, o coronano la lingua della poesia. La metafora non è soltanto un fattore del cambio del significato, quel meccanismo universale che arricchisce i linguaggi.

Giambattista Vico poneva le metafore all’inizio della storia degli uomini: sarebbero state secondo lui il primo modo della comunicazione. Anche Rousseau (Saggio sull’origine delle lingue, 1781) dice che «le prime espressioni furono dei Tropi». Aristotele, nella Poetica, definiva la metafora come un trasferimento a un oggetto del nome che è proprio di un altro; una sostituzione di una parola con un’altra il cui senso letterale ha qualche somiglianza col senso letterale della parola sostituita. Non c’è manuale che non citi il caso di testa, un vaso di terracotta passato poi nel linguaggio familiare e scherzoso al significato di «capo», così come potremmo dire «zucca» o simili.

Un grande maestro nell’arte della retorica, Quintiliano, aveva definito la metafora una similitudo brevior, una similitudine abbreviata (in realtà il «paragone abbreviato» non serve per spiegare la maggior parte delle metafore): «è un orologio» significa che una persona è precisa come un orologio, «è un fulmine», veloce come…, «è una piuma», leggera come… Si prendono due parole e li si ricongiunge per similitudine, per analogia. Dato rondini e forbici un poeta può proporre «Le rondini sono / forbici / leggere / che tagliano / il cielo coi loro voli neri».

In poesia la metafora la fa da padrone perché realizza uno straniamento, che è tanto maggiore quanto è la distanza o la relazione tra i due campi semantici. E tale straniamento imbocca via di grande libertà, anche se c’è una sedimentazione nelle lingue di tantissimi stereotipi metaforici: «volpe» per persona astuta, «serpente» per strada curvilinea, ecc. Metafore scontate. La metafora è nuova quando nasce, poi diventa morta. Tocca allo scrittore risvegliare le assopite, o proporne di nuove.
(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 13 settembre)

Che meraviglia, le rondini come forbici. Certo, ora se ne sforbiceranno verso contrade più calde, poverine.

Dulce lengua de Alemania

Testimonial d’eccezione, Borges elogia la dolce lingua della Germania (qui, a perenne manifesto). La poesia l’ho trovata in un articolo della Welt in cui l’ex presidente del meritevole Goethe Institut, Jutta Limbach, che ha appena dato alle stampe “Hat Deutsch eine Zukunft? Unsere Sprache in der globalisierten Welt”, si dice fiduciosa in un futuro in cui il tedesco rivestirà un ruolo importante.

Se da un lato Limbach ammette che SMS e e-mail possano far scadere il tedesco a livello di fumetti (Sprechblasenniveau), dall’altro accusa di provincialismo e mancanza di humour i puritanisti che rifiutano le forme ibride perché “annacquate”.

A sostegno del suo ottimismo, numeri: con 83 milioni di madrelingua tedesca, il 32 per cento degli europei parla la dulce lingua de Alemania.

Die frühere Präsidentin des Goethe-Instituts Jutta Limbach glaubt, dass sich unsere Sprache auch in Zeiten der Globalisierung durchsetzen wird

Eine “Ode an die deutsche Sprache” enthält der letzte Gedichtband des argentinischen Schriftstellers Jorge Luis Borges (1899-1986). “Dich aber, süße Sprache Deutschlands, / Dich habe ich erwählt und gesucht, / ganz von mir aus”, heißt es darin. “In Nachtwachen und mit Grammatiken, / aus dem Dschungel der Deklinationen, / das Wörterbuch zur Hand, / das nie den präzisen Beiklang trifft, / näherte ich mich Dir.”

Fonte: Die Welt, 16 maggio 2008

Disillusioned. Witty. Dedicated.

Oserò
Turbare l’universo?
In un attimo solo c’è tempo
Per decisioni e revisioni che un attimo solo invertirà
Perché già tutte le ho conosciute, conosciute tutte: –
Ho conosciuto le sere, le mattine, i pomeriggi,
Ho misurato la mia vita con cucchiaini da caffè
[…]

(qui il resto)

Your alter poet is Thomas Stearns Eliot. For you,life rocks pretty hard!

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