Tingo & Co.

Me ne è arrivata notizia dalla Penguin, poi da «La Repubblica»: Dizionario delle parole impossibili – Modi di dire da tutto il mondo.

È la vita, sono le lingue. Che hanno […] una quantità di espressioni intraducibili se non con circonlocuzioni più o meno macchinose. “The Meaning of Tingo” (“Il significato di tingo” ovvero il modo in cui sull’Isola di Pasqua definiscono il “prendere in prestito cose dalla casa di un amico, una a una, sino a quando non gli resta niente”) è un libro appena uscito in Gran Bretagna che ne raccoglie un vasto e gustoso campionario. “Quello che ho cercato di fare – ha spiegato alla Bbc l’autore Adam Jacot de Boinod – è celebrare la gioia delle parole straniere senza dare giudizi e dire che, sebbene l’inglese sia una grande lingua, non dobbiamo sorprenderci che ce ne sono molte altre con termini che nei nostri dizionari non trovano equivalenti”.

Un paio di esempi:
mamihlapinatapei (Fuengian cileno) = “sguardo di intesa corrisposto tra due sconosciuti che però esitano a fare il primo passo”
latah (indonesiano) = l'”abitudine incontrollabile di dire cose imbarazzanti”
seigneur-terrasse (francese) = “qualcuno che trascorre molto tempo, senza prendere niente o quasi, in un caffè
pomicione (italiano) = pare che l’abbia inventato Alberto Moravia ma, nella cernita del libro, indicherebbe tutti quelli che cercano ogni occasione di contatto fisico con le donne
grilagem (portoghese brasiliano) = tecnica che consiste nell’altrimenti laboriosa perifrasi di “mettere un grillo vivo in una scatola di documenti appena falsificati sino a quando i suoi escrementi fanno sembrare invecchiata la carta”

Paese che vai, insomma, usanza – o stereotipo – che trovi. Con sapide segnalazioni dall’estremo oriente, dal cinese yuyin che cerca di fissare lessicalmente “la sensazione del suono che resta in un orecchio dopo averlo sentito” o il più prosaico ma plasticissimo bakku-shan che in giapponese sta a significare “una ragazza che sembra bella vista da dietro ma che non lo è quando poi la si guarda davanti”. Un concetto che anche in italiano conosce un non proprio elegante sinonimo gergale: “dietro liceo, davanti museo”. Più lungo ma non meno allegorico.

Qui il quiz messo online dalla Penguin.

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Slangopedia

È quella che stanno costruendo lessicografi non professionisti, ma autentici parlanti giovani, su «L’Espresso». Ne parla oggi un articolo su «La Repubblica»:

[…] oggi dopo 4 anni “Slangopedia” contiene più di 800 voci, tutte proposte dai lettori di ogni parte d’Italia (e dall’estero), che inviano la loro mail con età, luogo di provenienza e significato della parola prescelta. Un vocabolario autocostruito insomma, in cui ciascuno dice la sua e invia parole e gerghi (incomprensibili ai più) con cui i teenagers comunicano quotidianamente tra di loro.

Tra i vocaboli più gettonati, al primo posto rifulge lo spinello/canna: con le sue varianti regionali “bomba” (Abruzzo), “cecio” (Savona), “ciurmacca” (costa adriatica), “porro” (Cuneo), “tizzone” (Genova), “viola” (Milano). Come si definisce oggi una bella ragazza? “Cellona” o “verza”. Quella brutta, invece, è una “sdraiona”, “pitona”, “zebrona” o addirittura un “comò”. Mentre un ragazzo troppo fighetto è bollato come “cabinotto” a Torino, “sancarlino” a Milano e “chiattillo” a Napoli.