Eitle Jungs

Nessuno in classe si strapazza per la materia. Quello di crine rosso, poi, una volta si sbraccia per rispondere (risposta che poi non sa dire),  produce verifiche minimalistiche, si specchia negli occhiali da sole guardandosi la pettinatura.

Ecco, l’impegno!!!  B., se tu dedicassi un decimo del tempo che ci metti per conciarti i capelli in quel modo, saresti un genio del tedesco!

(Quel giorno, poi, gli avevo persino detto “Non ti si può vedere”, dopo averlo trovato con un cespo di lattughina fina fina e ritta ritta sul cocuzzolo)

Salta su la compagna di banco: Si figuri, con la piastra ci vogliono due minuti!

!!!

Ridacchiano.

Mah…ai miei tempi la piastra era per le ragazze!!!

Dal primo banco, il gatto sornione fa: Ma no, anche R. [parla di sé alla terza persona, il cesarino] si fa la piastra.

Svariati fanno il coming out. E uno dei più ferventi mi chiede come denominare in tedesco questo essenziale attrezzo.

Non lo so.

Come non lo sa, lei deve saperlo.

Das Glatteisen, o der Haarglätter

Ho stilato un bigliettino e l’ho consegnato a questo grupposcolo di vanesi. A quanto pare, li ho resi felici.

Correttori

Korrekturstift

ma non questo

Accidenti!

Trattasi dell’evoluzione tecnologica di quanto ai tempi si chiamava “bianchetto“, bottiglina e pennelluccio – questo fa un rumore tric-tric tric e produce delle striscioline di materiale bianco coprente.  Sul sito di una nota marca krukka  si dice che è un correttore roller (roller comfort o comfort roller, traduttore indeciso? per quello più compatto riprodotto qui sopra, roller pen quello più allungato).  In tedesco allora sarebbe Korrekturroller.

MA qui mi si dice che è un bianchetto a nastro e in tedesco Korrekturband-Spender.

E Korrekturflüssigkeit? Leggo sul blog di un Monsieur Fischer svizzero e francofilo:

Tipp-Ex: Wer sagt schon Korrekturflüssigkeit? Niemand, die französische Firma BIC wird es freuen, weltweit ist ihre Marke ein Begriff.

Strike/Streik = sciopero

La mia personale parola del giorno.

Ne stavo scrivendo a un’amica kakanika e a un tratto ho pensato: ma lo streiken tedesco da dove cavolo viene? Dall’inglese, ovvio:

Das Substantiv wurde im 19. Jh. aus gleichbed. engl. strike entlehnt und zunächst auf englische Verhältnisse bezogen. Weitere Verbreitung in Deutschland fand es seit dem Streik der Buchdrucker 1865 in Leipzig, auch setzte sich jetzt langsam die eindeutschende Schreibung mit -ei- durch. Engl. strike gehört zum Verb engl. to strike die Arbeit einstellen, aus dem unser Verb streiken (19. Jh.) übernommen ist. Es bedeutet eigentlich streichen; schlagen usw. und ist mit dt. streichen verwandt. (Duden Herkunftswörterbuch)

L‘inglese, a sua volta…

“concentrated cessation of work by a body of employees,” 1810, from verb meaning “refuse to work to force an employer to meet demands” (1768), from strike (v.). Perhaps from notion of striking or “downing” one’s tools, or from sailors’ practice of striking (lowering) a ship’s sails as a symbol of refusal to go to sea (1768), which preserves the verb’s original sense of “make level, smooth.” Baseball sense is first recorded 1841; bowling sense attested from 1859. Meaning “sudden military attack” is attested from 1942.

Oggi, oggi no.

P.S. Per l’italiano cfr. qui.

Ferie alla tedesca, alla kakanika, all’italiana

L’altro giorno lo stavamo facendo come Landeskunde in seconda: il sistema scolastico in Germania, il sabato libero, le vacanze.  Nel minitest, alla domanda “Quanto durano le vacanze estive in Germania?”, uno ha scritto sechs Jahre invece di sechs Wochen, sei anni invece di sei settimane.

Uh, ho detto io, sei anni, sai che noia.

Qualche risatella, ma anche qualcuna che diceva è vero, alla fine, in estate uno si stufa, finisce che andare a scuola gli piace.

Leggevo un articolo sulla proposta del Trentino di adottare le “ferie alla tedesca“:

Il dibattito non è affatto nuovo: nel 2007, a ricordare la parole dell’allora vicepremier Francesco Rutelli, che aveva convinto anche il ministro dell’istruzione Giuseppe Fioroni, sembrava cosa fatta. L’Italia, sosteneva Rutelli, si è fermata agli anni Sessanta, quando la vita era scandita dalla chiusura delle fabbriche e dall’obbligo della villeggiatura in agosto. Ma poi non se ne era fatto niente. E i calendari scolastici sono rimasti rigidi. Non avviene così negli altri Paesi. In Germania, che è il modello a cui si ispirano in Trentino, d’estate si sta a casa per non più di un mese e mezzo; poi c’è una pausa tra ottobre e novembre (si chiama Kartoffelferien, perché coincide con il momento della raccolta delle patate); naturalmente a Natale; ancora a febbraio, a Pasqua e infine tra maggio e giugno. Non esiste, in Germania, un calendario nazionale, ogni regione adatta le vacanze alle proprie specifiche esigenze, ma la filosofia di fondo, che si ispira a ragioni pedagogiche oltreché economiche, è quella di non lasciare gli studenti lontani dalle aule troppo a lungo e di non lasciare tutti a casa negli stessi periodi.

Le Kartoffelferien mi hanno colpito, così come al solito mi colpisce la superficialità con cui si scrivono gli articoli di giornale (cfr. qui per un caso eclatante). Leggendo così si potrebbe pensare che sia un uso ancora in voga; invece rispecchia una civiltà contadina che ovviamente è scomparsa.

In Deutschland und in der Schweiz sind die Herbstferien die ersten Ferien nach Beginn des Schuljahres. Es handelt sich in Deutschland je nach Bundesland um eine oder zwei Wochen im Oktober oder November. Die Herbstferien gingen aus den so genannten Kartoffelferien (bzw. in Bayern aus den freien Tagen an Allerheiligen/Allerseelen) hervor. Während der Kartoffelernte wurden die Bauernkinder von der Schulpflicht befreit, um auf dem heimischen Hof mitzuarbeiten.(fonte)

In Germania e in Svizzera le vacanze d’autunno sono le prime dell’anno scolastico. In Germania ammontano a una o due settimane, a seconda di ciascun Land, in ottobre o novembre. Le vacanze autunnali derivano dalle cosiddette “vacanze delle patate” (Kartoffelferien) (in Baviera dalle giornate di ferie a Ognissanti e alla Festa dei defunti). Durante la raccolta delle patate i figli dei contadini venivano esentati dall’obbligo di andare a scuola per aiutare la famiglia sui campi.

Capirai che esenzione, tapinelli.

In Kakania ricordo le Energieferien a febbraio: una settimana di chiusura per risparmiare sulle spese di riscaldamento, mi dicevano. Leggo ancora qui:

In Österreich dauern die Semesterferien eine Woche und finden im Laufe des Februar statt. Sie markieren die Hälfte des Schuljahres (vgl. Semester). Die Termine sind je nach Bundesländern unterschiedlich. Die Semesterferien sind in Österreich während der ersten Ölkrise 1973 unter dem Namen Energieferien eingeführt worden. Als Grundgedanke diente die Idee, Öl zu sparen, da beinahe alle Schulen damit beheizt wurden. Später wurden die Ferien beibehalten und zu Semesterferien umfunktioniert. Umgangssprachlich werden sie aber noch häufig Energieferien genannt.

In Austria le vacanze di fine quadrimestre durano una settimana, a febbraio. Segnano la metà dell’anno scolastico. Furono introdotte per la prima volta durante la crisi petrolifera del 1973, con il nome di Energieferien. […]

A proposito di periodi di magra, la mia amica e omologa kakanika C. mi diceva che in Kakania vorrebbero far lavorare gli insegnanti due ore in più gratis per far fronte alla crisi. Terminava l’e-mail con un minaccioso “Qui si parla addirittura di sciopero!”.

Far finta de pomi

Oggi ho sentito una che abita nella città che fu Serenissima dire (intimare) “non far finta de pomi”. Forse ha detto “di pomi”, per il dilagante fenomeno di standardizzazione del dialetto veneziano. Mentre quelli parlavano, io trascrivevo sul bordo del quadernone, da vera lessicomane in incognito. Purtroppo non posseggo un dizionario veneto-italiano; internet (qui) mi riporta:

Far finta de pomi: far finta di nulla con aria ingenua.

Che relazione hanno i pomi (le mele) e il fare lo gnorri? Boh.

Ultimamente sto facendo un po’ “finta de pomi” con il blog. Leggo moltissimo e sguaiatamente; ogni tanto la sera mi abbruttisco davanti alla televisione. Conto i mesi alla fine dell’anno di squola.