Achtung, u-viiiiieeerzehn nach Heslach fääääährt ein

Ovvero, allungando di parecchio il brodo, attenzione, un treno della linea di metro 14 diretto a Heslach sta per entrare. È l’annuncio che si sente quando appunto sta sopraggiungendo la metropolitana.

Da pendolare quotidiana mi stanno entrando nelle orecchie gli annunci di metro, bus e treni come nemmeno un tormentone estivo. Achtung, u-viiiiierzehn fach Heslach ääääährt ein viene annunciata agli altoparlanti da una voce femminile, immagino sia sintentica, che mi sta diventando più familiare della voce di mia madre. Dentro la metro un’altra voce, sempre di donna ma di timbro diverso, annuncia le fermate. Mi piacciono le città che hanno la metro, mi piace la metro, è il mio mezzo di trasporto preferito quando vado in un posto ignoto, perché anche se il reticolato delle metro è incredibilmente vario (ci sono quindici linee a Stoccarda!), è sempre molto più comprensibile dei tracciati dei bus. Una città è una CITTÀ se ha la metro. Le città con le metro sono svelte e mobili, pulsano di vita, sfrecciano da una parte all’altra di se stesse. Le città senza metro sono piccole, anonime, immote, scialbe. Tipo ROITlingen, che per me è diventata la quintessenza della più squallida provincia.

Purtroppo nemmeno Ulm ha la metro, è troppo piccola. Ha il tram, il che la salva un po’, perché amo molto anche i tram, ma solo una linea, per il resto è un bailamme di bus in cui non riesco a raccapezzarmi ancora. Ma d’altronde ho scelto una camera centrale, si potrebbe arrivare alla stazione in una ventina di minuti a piedi, più o meno quanto ho fatto oggi per andare dal treno alla scuola dove lavoro di mercoledì, anche se pioveva e tirava un ventaccio, e la linea 1, che è appunto il tram, è a due passi. Circa la camera, immagino che presto troverò il lato negativo della centralità, visto che le finestre danno sulla strada, chissà se è ancora più trafficata e rumorosa di quella che ho ora a Stoccarda. Ma ormai i dadi sono tratti e oggi ho ricevuto anche il contratto dal proprietario che vive a Monaco. Ulm, arrivo. Ulm, arrivo? Troppo spesso, ancora, mi sento più portata verso la strada di casa che quella per Ulm, come lunedì mattina, in cui anzi sarei stata bene in un qualche reparto  di riabilitazione psichiatrica. Portatela via, con o senza U-Bahn.

Volevo raccontare del lunedì a Tubinga, del martedì (Nikolaus) più tranquillo, del mercoledì con un nuovo tipo di corso italiano per turchi adolescenti e come prepararsi allegramente a una Zertifizierung, ma domattina il treno che dovrei prendere è alle 5.53, quindi chiudo qui.

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Sabato

Uno dice: Eh, be’, sabato, ti riposerai.

Pensavolo anche io. Invece oggi mi sono messa a cercar di tamponare il problema di giovedì e mi sono attaccata al telefono. Ore di chiamate che, more solito, hanno portato pochissimo frutto. Una madre in ansia che si è sfogata con me per 27 minuti sulle bruttezze del mondo quando non si hanno soldi, una moglie sospettosa cui ho dovuto spiegare per filo e per segno che sono un’insegnante e non la nuova amante del marito, allievi cui spiegare ciò che si sono persi non venendo a lezione, due messaggi in segreteria e almeno una dozzina di telefonate a vuoto (ma dove va di bello ‘sta gente il sabato?).

Sono riuscita a scollarmi di ostello verso le quattro, quando ormai il sole già stava calando. Sono andata in giro per la Königsstrasse – che è la via dello shopping di Stoccarda – con una collega. Ma la maggior parte del tempo l’ho passata dentro Hugendubel, negozio di libri, dove, volendo, ci si può persino sdraiare su chaise longue di fatta speciale, sedersi su comodi divanetti e, come faceva uno con mirabile aplomb, studiare su libri che nemmeno erano stati acquistati. La magnanimità teutonica.

E poi cena al Paulaner, dove mi sono fatta fregare per l’ennesima volta dalla curiosità gastronomica: ho preso spezzatino di cinghiale, Wildschweinragout. Il cinghiale doveva essere ancora vivo, perché me lo sentivo ancora scorazzare nelle viscere dopo averlo ingerito. Nemmeno il grappino di Mirabelle che ho ingollato alla fine è riuscito a farmelo mitigare. E’ andata meglio con lo Zimt-Zauber-Trunk che ho preso ai prodromi del mercatino natalizio davanti al Neues Schloss: un caldo e benvenuto intruglio di zucchero e cannella, immagino. Questo sì che mi ha dato una bella sgroppata.

Quando sono tornata, ho trovato una bella notizia sul Web: finalmente B. se n’è andato. Sia lode.