Chi la tira lunga

Tipo 46 lettere:

Vermögensschadenhaftpflichtversicherungsschutz

Che penso debba essere qualcosa come “copertura assicurativa per la responsabilità civile per danni patrimoniali”, boh.

Questa me la segno per la prossima volta che dico che il tedesco, in fondo, non è poi così ostico.

[via ib-Klartext.de Sprachblog]

La sempre splendida Fra mi segnala che si può dare di più, perdio! Per esempio con:

Donaudampfschifffahrtselektrizitätenhaupt-

betriebswerkbauunterbeamtengesellschaft

79 lettere, come si legge qui, è da record.

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La grammatica rapita

Mentre l’Italietta si concentra sul calcio, la Kakania tutta guardona si delizia con l’intervista alla ragazza tenuta segregata in un buio, orrido Verlies (= segreta, carcere sotterraneo, prigione sotterranea) per otto anni. Paese che vai, attrazioni che trovi.

Io la TV non ce l’ho, ma ho ascoltato la diretta via radio e nella squallida “discussione” post-intervista, in cui si mescolano a me ignoti espertoni e i teneri pareri dell’uomo della strada, molto mi ha colpito una notazione linguistica fatta sul linguaggio della ragazza, che, tenuta lontana da coetanei e dai media dai 10 ai 18 anni, avrebbe conservato una correttezza e un’eleganza inusuali per la sua età.

Commosso, un qualche esperto la cui voce rivelava una non più tenera età, notava di averle chiesto “Hat deine Mutter früher Kuchen gebacken?“,  prima tua madre faceva (il verbo è backen, cuocere nel forno; il tempo è il Perfekt, passato prossimo, inflazionatissimo in Kakania) dolci?, al che lei ha risposto, per benino: “Ja, sie buk Kuchen ab und zu, sì, ne faceva ogni tanto, usando un correttissimo “buk“, il Präteritum del verbo originariamente forte backen, verbo che oggigiorno normalmente viene usato nella coniugazione debole.

Ah, i bei tempi andati, quando anche io ho imparato la coniugazione forte (backen – buk – gebacken) con nota a margine: anche coniugazione debole.

L’alfa e l’omega

La cittadina kakanika qui è provvista di minuscolo aeroporto servito da un paio di compagnie low-cost (impossibile qui dire “a buon mercato, conventienti, a buon prezzo”, mancherebbe un mondo dietro) e tempo fa mi sono iscrita alla newsletter di una di queste. Alla fine non ne ho ancora fatto uso, ma le e-mail sono simpatiche.

L’oggetto di quella odierna è:

Gute Verbindungen sind das A und O!

Non così banale da tradurre: Verbindungen sono i collegamenti di mezzi di trasporto, ma anche le relazioni, i contatti (il network, ohibò).

Das A und O è una espressione polirematica che si traduce con l’alfa e l’omega, ed è ovviamente una citazione giovannea: Io sono l’Alfa e l’Omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente (Apocalisse di Giovanni, 1,8).

Certo, dire che qualcosa è l’A e l’O (mentre in greco omega è l’ultima lettera dell’alfabeto) è in sé alquanto opaco.

Mettere una lingua alla ruota

Tra le innumerevoli newsletter e word-of-day cui sono iscritta, poteva forse mancare il Duden, lo standard della lingua tedesca? Sarei una tedescofila da nulla, sennò.

Nell’ultimo numero, una chicca che mi serviva proprio:

radebrechen

Im Mittelalter diente oft ein Gerät in Form eines großen Rades der Vollstreckung von Todesurteilen. Der Verurteilte wurde aufs Rad gebunden oder gespannt, er wurde gerädert. In diesem Umfeld entstand auch das Verb radebrechen – es hatte ursprünglich die Bedeutung »jmd. auf dem Rad die Glieder brechen«. Erst später wurde es dann auch in übertragener Bedeutung gebraucht im Sinne von »eine Sprache schinden und grausam zurichten«. Diese Bedeutung hat es im Grunde bis heute behalten: Wer radebrecht, spricht eine fremde Sprache nur mühsam und unvollkommen. Interessant bei diesem Verb ist auch das Konjugationsmuster. Obwohl es vom unregelmäßig gebeugten Verb brechen abgeleitet ist, wird es dennoch regelmäßig gebeugt, also du radebrechst, er radebrechte (nicht: »du radebrichst, er radebrach«).

Nel Medioevo le pene capitali venivano eseguite spesso per mezzo di una grande ruota. Il condannato veniva legato alla ruota: “messo alla ruota”. E’ da qui che nasce il verbo “radebrechen“, originariamente “rompere (brechen) le membra di qualcuno sulla ruota (Rad)”. Più tardi il verbo venne a indicare in senso lato “crudelmente torturare e conciare male una lingua”. Tale significato si è essenzialmente mantenuto fino ad oggi: chi “radebrecht” parla una lingua straniera a fatica e in modo lacunoso. Interessante la coniugazione: sebbene sia derivato dal verbo irregolare brechen, viene coniugato come un verbo regolare, quindi du radebrechst, er radebrechte (e non: »du radebrichst, er radebrach«).

Quindi:

radebrechen: storpiare, masticare male: Französisch radebrechen storpiare il francese; masticare qc, biascicare qc, parlucchiare qc: ich radebreche auch etwas/[ein paar Brocken] Arabisch, mastico anche ‹un po’›/[qualche parola] di arabo (DIT);

radebrechen: Synonime kauderwelschen, stottern (wortschatz lexikon)

radebrechen: to smatter (dict.cc); to speak broken Russian/English/…, to mangle the Russian/English/… language (lingua.dict)

Etimi e paraetimi

Nei vocabolari tedesco-italiano (Sansoni major, DIT), Schickse vale “ragazza di facili costumi”, “sgualdrina”. Ma dal mio contesto era facile capire che c’era sotto una contrapposizione ebreo/cristiano. Il Duden Universalwörterbuch segnala che viene dalla Gaunersprache, il linguaggio della mala, mutuato a sua volta dall’yiddish dove ha il significato di ragazza cristiana, dall’ebraico שיקסע = impuro; repulsione.

In Wikipedia ho trovato:

Schickse stammt vom hebräischen ‘schik(s)’, was ‘Christ’ bedeutet. Im Jiddischen hieß ‘Schickse’ dann ‘Christenmädchen’ und wurde oft als Schimpfwort verwendet.
Schicke deriva dall’ebraico ‘schik(s)’ che significa cristiano. In yiddish Schickse venne a significare poi ragazza cristiana ed era usato spesso con valore ingiurioso. [trad. mia]

La pagina di Wikipedia offre tutta una serie di parole tedesche mutuate dall’yiddish e dall’ebraico. Interessante l’origine dell’augurio Hals- und Beinbruch, alla lettera: rottura di collo e di osso/gamba (!), che io pensavo nello stesso spirito del nostro In bocca al lupo. E invece no:

Hals- und Beinbruch ist ein missverstandener Segenswunsch: hazlacha u berocha (= Glück und Segen), wobei hazlache zu Hals wurde und mit Bein (= Knochen) ergänzt wurde, während berocho (= Segen) zu Bruch wurde.
Hals- und Beinbruch è un augurio interpretato male: hazlacha u berocha (=fortuna e benedizione), dove hazlache è diventato Hals (=collo) ed è stato completato da Bein (=ossa), mentre berocho (=benedizione) è diventato Bruch = rottura. [trad. mia]

Io comunque per fare gli auguri ho sempre preferito toi toi toi, anche questo un augurio tedesco, che poi a ben vedere simboleggia tre sputi, quindi tanto fine non è … ma ogni tanto è meglio dimenticare le etimologie.