11 settembre

11 settembre, ormai sinonimo di disastri, ma per me è finalmente una buona giornata. Mi hanno proposto una traduzione e ho potuto accettare una supplenza vicino casa.

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Cosa farebbe il tedesco senza il verbo “sich freuen”?

I più goffi e sottodotati come traduttori traducono il verbo “sich freuen” con “rallegrarsi”.

Ora alzi la mano, qui, subito, chi di voi dice quotidianamente “me ne rallegro”, “mi rallegro di vedervi” e analoghi. Forse non l’avete mai detto, siate sinceri, magari l’avrete sentito in qualche vecchio film o trovato in qualche libro ormai antiquato. O magari vi viene solo da ridere e basta.

Sarebbe invece interessante sapere la frequenza assoluta di questo verbo nella lingua tedesco. Se De Mauro sostiene che il vocabolo più pronunciato nella lingua italiana sia “cazzo”, ecco la papale differenza tra la mia lingua e quella che studio da anche troppo tempo: noi ci riempiamo la bocca di membri maschili, loro di questo verbo che si usa con ogni registro, in ogni occasione, si sciala in lungo e in largo con tutti questi “essere contenti di”.

Perché, diciamolo, “sich freuen” è  un imbucato di professione. Qualunque lettera, di quale sia il suo tenore e contenuto, avrà alla fine un “sich freuen“, ovvero si sbandiera la propria contentezza che un ospite venga all’albergo, che una persona risponda alla richiesta di informazioni, che il tal dei tali telefoni o chissà cos’altro.  Gli annunci per appartamenti e WG che leggevo su Web finivano spesso con un bel “Ich freue mich schon auf Eure Antwort” o qualcosa del genere, “aspetto con gioia (mah…come traduzione non forse il meglio) una vostra risposta”. Il Kaiser kakaniko Franz Joseph, il vecchio Francesco Giuseppe d’Asburgo,  concludeva qualunque occasione di incontro con la sua bella frasetta stereotipa: “Es war sehr schön, es hat mich sehr gefreut” “E’ stato bello, mi ha fatto piacere.”  Ma una mia allieva molto tosta ha appena scritto su Facebook, dopo aver annunciato con chi andrà alla festa domani: “Freu mich schon richtig drauuf mit euch ♥” “Sono davvero contenta, sono felicissima all’idea (di fare questa cosa) con voi”.

Tutti tentativi di traduzione veramente squallidi e sintetici. Perché noi un verbetto così non ce l’abbiamo. Una su FB avrebbe scritto, “Cazzo, gente, non vedo l’ora, cazzo, ragazzi, che forte che ci andiamo tutti insieme” o similia. E’ proprio un sistema mentale diverso.

Io stessa ho cercato di assimilarmi e dico “Ich freu’ mich“, “Das würde mich freuen” a piè sospinto, spesso come convenevole vuotissimo, mentre in verità penso: Cazzo, che palle.

Fingerspitzengefühl

Le parole si incidono nella mente di chi impara una lingua se c’è un collegamento forte, una situazione, un fatto, un’emozione, sia positiva che negativa. Durante l’ultimo compito quasi tutti i ragazzi ricordavano l’espressione … hasse ich wie die Pest, perché dava loro la possibilità di esprimere bene tutta la loro avversione, aiutati anche dalla somiglianza Pest / peste (comunque meno ovvia di quanto mi aspettassi, a vedere dalle domande quando hanno incontrato l’espressione). Che poi abbiano sbagliato in molti l’espressione, scrivendo Mathe ist wie die Pest, Mathe die Pest, è un’altra questione (e qui io credo nello strutturalismo spinto).

Quando oggi ho visto la parola del Duden, Fingerspitzengefühl, c’è stato un immediato effetto madeleine: inverno 1992 o 1993, un’auletta a Ca’ Dolfin, la classe di Lettorato di tedesco 2 assiepato sui banchetti, la faccia giallastra e acida della lettrice più invisa del dipartimento, la sua aria di superiorità mentre stroncava chi secondo lei era senza speranza per la traduzione e il suo verdetto da boia inappellabile: Es geht um Fingerspitzengefühl, di “sensibilità delle punte della dita” (letteralmente), o ce l’hai o non ce ‘hai e se non ce l’hai smamma dal mio corso. Ho visto più pianti in quel corso che a un funerale.

Fin|ger|spit|zen|ge|fühl, das <o. Pl.>: Feingefühl; Einfühlungsgabe im Umgang mit Menschen und Dingen: die Verhandlungen müssen mit politischem Feingefühl geführt werden.

Il povero francobollo

Torna la serie – da tempo negletta – delle “poesie tradotte per diletto”. Come spesso mi accade, le mie preferite sono quelle umoristiche e satiriche. Questa è umoristica, ma forse, in fondo in fondo, no.

Ein männlicher Briefmark
Von Joachim Ringelnatz

Ein männlicher Briefmark erlebte
Was Schönes, bevor er klebte.
Er war von einer Prinzessin beleckt.
Da war die Liebe in ihm erweckt.

Er wollte sie wiederküssen,
Da hat er verreisen müssen.
So liebte er sie vergebens.
Das ist die Tragik des Lebens!

(cit. da)

Un francobollo

Capitò a un francobollo
qualcosa di bello prima dell’incollo.
Lo slinguazzò una principessa
e d’amor s’accese per essa

Il bollo voleva ancora baciarla,
ma dovette partire e lasciarla.
Così il bollo l’amò invano.
Questa è la tragedia del fato umano!

Astuzia

Oggi nello spam, in mezzo alle pilloline blu, è finito questo annuncio:

PERSONALI ASTUTI DESIDERATI

Quando una cattiva traduzione è migliore di una adeguata. Se non sei astuto, dove pensi di andare?

Lo ribadisce anche l’etimologia:

Fonte: qui

Aggiornamento dell11 giugno 2008:

alla faccia dell’astuzia. A me pareva così grossolanamente palese che è una bufala da poterci scherzare su. Oggi sono arrivata a blog dove ho letto di candidi individui che hanno risposto, un po’ per fame, dicono, un po’ per curiosità, sostengono. Molto per ignoranza della lingua italiana, direi io. S’è mai visto personale (sostantivo collettivo) al plurale? S’è mai visto che si chieda palesemente l’astuzia in un annuncio?