Amicizie

Vogliamo parlare di sentimenti? (tanto per non pensare almeno per dieci minuti a tutte le scartoffie che mi stanno guastando irreparabilmente l’intera domenica)

Sentimenti e politica, un connubio interessante e che non può non esserci in qualunque luogo, perché la politica la fanno le persone e le persone non sono teorie semoventi. Ma il connubio è particolarmente succulento per i giornali che si pascono di coppie famose, coppie al potere, legali o meno, possibilmente meno, perchè un che di extramatrimoniale o postmatrimoniale aumenta i click.

Per esempio, oggi si parla del politico tedesco Oskar Lafontaine che, secondo i giornali italiani, ha ammesso la sua relazione extraconiugale con la bella compagna di partito Sahra Wagenknecht (casualmente di ventisei anni più giovane).

Ma parliamo di traduzione dei sentimenti. Leggo sui giornali italiani queste frasi:

“Da qualche tempo vivo separato (dalla moglie, ndr) e da un certo tempo sono molto legato a Sahra” (La Repubblica)

«Sono separato da un po’ di tempo, e Sahra è la mia partner», ha detto lui al termine di una conferenza della Linke a Saarbrucken. (Il Corriere)

E che ha detto Lafontaine in tedesco?

“Ich lebe seit einiger Zeit getrennt und bin mit Sahra eng befreundet. Das war’s dann auch. Mehr hab’ ich dazu nicht zu sagen“ (Berliner Morgenpost)

Da qualche tempo vivo separato e sono legato a Sahra da una intima amicizia. Questo è quanto. Non ho altro da dire in tema. (mia traduzione)

E’ vero che in tedesco “mein Freund”, “meine Freundin” significano “il mio amico, la mia amica”, ma a seconda del contesto anche “il mio ragazzo/a”, ma forse un 68enne direbbe “meine Freundin” in questo senso? O è questo pudore linguistico che però in italiano non ha trovato un corrispondente adeguato, almeno sul Corriere, dove si sono forse spinti un po’ troppo in là usando la parola “partner”. Perché i tedeschi ne hanno una perfetta: Lebenspartner. E se la persona con cui condiviamo il cammino ci accompagna solo per un lasso di tempo c’è il termine Lebensabschnittspartner, partner per un tratto di vita.

Auguri all’ennesimo rudere che si compiace della donna più giovane, tanto per dire che non solo in Italia…

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Delle mode linguistiche e altri demoni

Die Walküre alla Scala mi riporta al 1998, a Vienna, quando comprai i biglietti per vederla insieme a D. Studentelli ancora, comprammo Stehplätze per pochi scellini e la scelta dà tutta la misura della mia insipienza in fatto di Wagner: come è possibile pensare di resistere alla Valchiria in piedi, pigiati nella ressa, senz’aria e senza quasi vedere e capendo (io, almeno) ben poco del tedesco lirico? Neppure seduti è impresa facile. Se poi (com’era probabile, i ricordi sono nebbiosi) si usciva stanchi da nottate folli… ma questo è un altro discorso.

Pensavo a questo ieri sera, guardando distrattamente qualche scena su Rai5, e poi ascoltando Daverio che parlava del rapporto tra Verdi e Wagner. Nel succo: a Verdi della Germania non importava un fico secco, Wagner l’Italia l’adorava.

Mi pare esemplare del rapporto di molti tedescofoni con l’Italia e della maggior parte degli italafoni con la Germania (laddove, come è noto, Germania sussume tutto, nella testa degli italiani l’Anschluss non è mai finito). Forse, tuttavia, c’è stato un periodo in cui la Germania ancora aveva un fascino intellettuale e il tedesco non pareva essere poi la lingua astrusa che ha fama di essere ora. Per quest’aspetto ripensavo ai miei compagni di liceo scelsero tutti tedesco senza riportarne particolari turbe psichiche e soprattutto senza averne questo sacro terrore. I risultati non furono forse tutti eccelsi, ma anche questo è un altro discorso.

Com’è venuta questa inversione di rotta? Come mai lo spagnolo furoreggia? Sta diventando la lingua di studio più amata dagli studenti italiani  sicuramente nella mia provincia e limitrofe dove “si è potuta notare una crescita esponenziale degli studenti di spagnolo – che si è affiancato a francese e tedesco – dalle scuole elementari, medie e superiori, arrivando a un picco di 400.000 allievi nel 2008 dai 30.000 che realizzavano questa scelta linguistica nel 1995.” (cfr.)

Lo stesso dicasi per le traduzioni:

Per quanto riguarda le lingue d’origine, la parte del leone la fa come prevedibile l’inglese (nel 2004 oltre 7600 titoli tradotti in italiano), seguito dal francese (1624 titoli), dal tedesco (1022 titoli, ma con un calo del 23% rispetto al 1988), dallo spagnolo (542 titoli, ma con un incremento del 25% rispetto al 1988) […]. [da Oliviero Ponte di Pino, I mestieri del libro. Dall’autore al lettore, prefazione di Stefano Mauri, TEA, Milano 2008, p. 114. Grassetto mio].

È come se ci fosse una bilancia, cala il tedesco, s’alza lo spagnolo. È una moda? Rientrerà? Il tedesco tornerà ad acquisire attrattiva?