Trallo

Ho appena letto un romanzo che ancora non si trova ancora in libreria. Tipo 007 dell’editoria, un certo pizzicorino di mistero. Mi è piaciuto parecchio, per la tematica e perché giocava bene con i sentimenti (Frauenliteratur?).

Ho imparato da questo romanzo perché i miei amici alto-atesini (leggi: figli di quegli italiani importati) chiamano i conterranei Südtiroler “tralli”. Interpellato, un amico di cittadinanza bolzanina motivava il termine come proveniente da tarallo, ergo terroni, perché trallo indica per lui  quel modo di fare e vestire ridicolmente  sopra le righe, Golf ribassata, ecc. Ovviamente la spiegazione è totalmente illogica: perché i Südtiroler dovrebbero essere terroni? La ragione è storica e bisogna imparare qualcosa della tormentata storia dell’Alto-Adige/Südtirol, al di là del turistume. Ne ho trovato traccia in Slangopedia:

Tedesco, di madrelingua tedesca, in particolare se di idee irredentiste. In uso fra i giovani altoatesini di madrelingua italiana, è una contrazione da “traliccio” che fa riferimento agli attentanti dinamitardi degli anni Sessanta, in cui i terroristi sudtirolesi prendevano di mira, nei loro attentati, i tralicci degli elettrodotti.

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